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COMUNICAZIONI ALL’EDITORE E… QUALCHE RIFLESSIONE

Gentile Dott. Nicola Crea,
con queste poche righe intendo esprimere a Te, in qualità di editore della mia ultima opera, L’ORIGINE, la mia intensa gioia per il successo editoriale che il mio libro sta riscuotendo, così come Tu stesso mi hai esplicitato.
Voglio anche evidenziare l’interesse che le Idee da me difese suscitano nel “nostro ambiente” (vedi le lusinghiere e numerose recensioni di cui è stato oggetto il mio libro) cosa che certamente è gratificante anche per Te.
A tal proposito, se mi è consentito approfittare della Tua ospitalità, vorrei esprimere qualche osservazione critica nei confronti di un intervento recensore che non ho condiviso e per le modalità con cui è stato espresso e per il merito degli argomenti. Si è dissentito, in una peraltro abbastanza corposa e recente recensione apparsa su di una rivista di area, dalla Tua valutazione, fatta nella premessa al mio libro, avente ad oggetto l’essere lo stesso, a Tuo avviso, la mia opera più importante sin qui scritta. Ritengo, invece, che il Tuo giudizio sia abbastanza corretto e fondato, per la semplice ragione che hai ben compreso la natura e il significato di questo mio lavoro, che è una tappa nel mio percorso di studio e di amoroso ed umile servizio nei confronti dell’Idea del Mondo. Esso è infatti, credo, la concretizzazione di uno stato di consapevolezza pienamente cosciente sia della trama che dell’ordito dell’intero Logos che il Demone mi ha dettato sino a questo momento. Né si tratta, ne L’ORIGINE, di “derive filosofiche” o di “amnesie” della Tradizione; atteso il fatto (che dovrebbe essere abbastanza conosciuto nel nostro mondo) che, a mio avviso e come si evince da tutti i miei scritti (sia libri che saggi o relazioni in convegni…) la filosofia è greca (come insegna Heidegger) ed è la Tradizione platonico-aristotelica e stoica fino al neoplatonismo, è esercizio spirituale (vedi gli studi di Hadot) e la sua meta è l’omòiosis theò = assimilazione al Divino; tutto ciò, ovviamente nulla ha a che fare con il concetto cristiano e/o moderno di filosofia ma è totalmente tutt’uno, nella cultura greco-romana, con il concetto di Tradizione sia come mos majorum (nella romanità) sia come ascesi contemplativa (nella grecità) quanto come pietas erga Deos cioè culto dovuto agli Dei. Voglio dire, quindi, che la nostra Tradizione elleno-romana si “divide” tra le due grandi scuole di formazione dello spirito: la stoica e la platonica e che non c’è da una parte “una” Tradizione religiosa e dogmatica e dall’altra “la” Filosofia: a ciò si giunse solo con l’avvento ed il dominio della setta galilea. Evola ci rammenta, a tal proposito, che l’idea di Tradizione nulla ha da spartire con il dogmatismo religioso ma è gnosi, conoscenza, SAPERE!
Anzi, il pur attento recensore, forse non s’avvede che il concetto di Tradizione che vorrebbe attribuire al nostro mondo è proprio quello tipico del cristianesimo paolino: staccato, trascendentemente lontano ed estraneo ad ogni etnia, ostile pertanto alle culture dei popoli, delle razze e degli imperi, cioè di quelle realtà che non devono, secondo noi, subire la violenza mondialista del cristianesimo apolide ma esprimere liberamente e secondo natura, che è Divina, ognuno con le proprie caratteristiche, quelle che Simmaco definiva le diverse vie al Divino.
Ritengo, infine, che il “discorso” sulla filosofia hegeliana (magna pars della recensione in questione), sul significato metastorico della stessa, sulla grecità dello Hegel, sulla sua appartenenza alla tradizione platonica, necessiti, ovviamente, di spazi più ampi.
Va detto, però, in breve, che, al di la degli anatemi o dello stracciarsi le vesti (per esempio, tra l’altro, per il giudizio da me espresso, nel libro, su Hegel nei confronti di Guénon…) tali questioni, che sono filosofiche, vanno discusse e tematizzate con il massimo rigore logico possibile, avendone ovviamente sia la competenza che le capacità teoretiche. Io nel mio libro (come nell’altro: La prospettiva di Hegel) ho tentato di farlo e sotto tale profilo; ambirei pertanto che il contraddittorio, sempre da me auspicato, si svolgesse a tale livello; cioè, come diciamo noi avvocati, alligata et probata, sarebbe a dire mediante ragionamenti rigorosamente conseguenziali supportati da prove sotto il profilo filologico indiscutibili e da autorevoli supporti scientifici.
A tal proposito è necessario ribadire che, per noi elleno-romani e, quindi, per l’intera cultura indoeuropea, la logica, il pensiero, non in senso moderno e cioè astratto ma relazionati al Mondo e specchiantisi in esso (questo è il significato profondo del pensiero speculativo che si identifica con il pensiero mistico, secondo lo Hegel), non solo non sono in contrapposizione o estranei alla Tradizione greco-romana nel suo complesso, ma anzi ne sono il veicolo, lo strumento privilegiato per giungere alla VISIONE. Chi ha imposto l’esilio del pensiero, della logica e introdotto un concetto dommatico e fideistico (asiatico) di tradizione è stato il cristianesimo.
In Proclo, come in tutto il platonismo, la Tradizione è esecuzione rispettosa dei riti, osservanza dei culti dovuti agli Dei unitamente alla vita filosofica come esercizio sacro di assimilazione al Divino mediante il pensiero sia dialogico-discorsivo che intuitivo-intellettivo.
Ti ringrazio per l’attenzione prestatami.

          Quod bonum faustumque sit!                                              Con stima
                                                                                           Giandomenico Casalino
Lecce, aprile 2010 E.V.