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Nassiriya. L’onore non ha limiti.
Di rino (del 19/11/2013 @ 15:10:49, in ATTUALITÀ, linkato 771 volte)
di Cristofaro Sola
Un mio antico Maestro, conoscendo il tratto “fumantino” del mio carattere, mi ha insegnato che quando si riceve un’offesa da qualcuno o si ascolta qualcosa di inaccettabile, prima di passare al contrattacco, lasciandosi prendere la mano dall’irrazionalità delle passioni e degli istinti, è sempre salutare praticare un picccolo esercizio mentale: contare fino a dieci prima di rispondere, poi giunti a dieci contare fino a cento e, se alla fine della conta la rabbia non è stata ancora smaltita, contare fino a mille e oltre. Ed è così che ho lasciato trascorrere dei giorni prima di dire in assoluta franchezza ciò che penso dell’intervento alla Camera dei Deputati di una rappresentante del “Movimento 5 Stelle” la quale, nel giorno della commerazione dei nostri caduti nell’attentato alla base “Maestrale” a Nassiriya, avvenuto il 12 novembre 2003, ha inteso accomunare nel ricordo alle vittime anche i carnefici. Dunque, grazie ai giorni trascorsi sono sereno, per cui non cederò alla tentazione di rivolgere all’onorevole signorina tanti “vaffà” quanti in questi anni il suo capo ne ha rivolto a un po’ di italiani.

Non sarò volgare nell’esprimermi. Permettetemi, però, di gridare tutto il disgusto e, lo voglio dire, lo schifo che provo per un affronto del genere. Il discorso dell’onorevole “cittadina” Emanuela Corda lo giudico semplicemente delirante e non soltanto perché abbia osato mettere sullo stesso piano le vittime e i carnefici, piuttosto perché, nel suo goffo tentativo di fare la filorivoluzionaria alla maniera dei “centri sociali”, ha finito per fare torto anche agli stessi assassini.

Per comprenderci, la ricostruzione della Corda, volta a consegnare alla Storia i kamikaze iracheni come prodotti di un disagio sociale imposto dalle condizioni di uno sfruttamento prodotto dai ricchi Paesi occidentali in danno delle sventurate popolazioni mediorientali, non regge. è una sonora fesseria. è roba da 2 in Storia delle civiltà e delle religioni: studi e torni la prossima volta. Il tragico episodio di Nassiriya si inquadra in una cornice all’interno della quale si collocano ragioni politico-strategiche declinate con questioni di fede. Mi riferisco a quella fede nell’Islàm la quale permea la vita di ogni credente in Allāh, radicandolo nel convincimento estremo che tra percorso verso il Dio misericordioso e cammino individuale verso il futuro non vi sia alcuna differenza, anzi le strade si sovrappogano. Nell’orizzonte esistenziale del musulmano vi è il Jihād. Come ho avuto modo di dire altrove: "Ai muslim, che siano maschi, adulti, sani di mente e di corpo e che abbiano mezzi propri, è comandato di essere combattenti. Essi, in ossservanza di tale dovere incombente, hanno un posto d’onore nel sentiero di Dio. Valgono di più, nella considerazione dell’Altissimo, di quanto valgano i non combattenti che se ne stanno a casa. E il Jihād, tanto temuto dagli occidentali, per la legge coranica, è sì combattimento contro i kāfirūna, i nemici della vera fede, ma è prima di tutto Jihād Akbar, la grande guerra, il combattimento con se stesso, o meglio, contro i propri vizi e le debolezze che albergano in ogni essere mortale. Il Corano insegna la dignità di appartenere a una parte distinta e avversa ad un’altra. La sacra legge dell’Islàm insegna il rispetto per l’avversario, ma, allo stesso modo, infonde al credente la forza per prevalere su di esso".

"O nabī ! Infondi coraggio nel cuore dei credenti affinché sappiano combattere. Basteran venti di loro, pazienti, costanti, per sbaragliare cento nemici. Se ce ne fossero cento di loro, farebbero fuori un migliaio di kāfirūna. Quella è gente che non capisce nulla.” ( Sura VIII, Versetto 65). Questa è la parola del Dio ricco in clemenza, abbondante in misericordia. Il credente sa che se intende orientare la propria esistenza al rispetto integrale del comandamento coranico deve compiere una scelta di campo che non ammette deroghe. E se poi volesse assurgere alla maggior considerazione del suo Dio, dovrebbe aspirare a farsi shahīd, “testimone”, in vita o con la sua stessa morte, della fede di cui è portatore. L’Islàm ha bisogno di ogni suo shahīd, come il cristianesimo ha bisogno dei suoi martiri. Lo spirito fecondo, alto, nobile della testimonianza di fede di cui è pregno l’insegnamento coranico, ci aiuta a comprendere la ragione per la quale il mondo musulmano riconosce, nella propria architettura esistenziale, una centralità alla presenza di Dio che in Occidente, francamente, si è di molto offuscata a vantaggio di una condizione che pone l’uomo, non altri, al centro della sua storia.

Quindi di che va cianciando l’onorevole Corda? Parli, se ci riesce, di ciò che sa. Sostenere che il criminale assassino che ha lanciato l’autocarro-bomba contro la postazione dei nostri militari, non l’avrebbe fatto se avesse avuto una vita sociale più confortevole è una bestialità. Gli attentatori erano combattenti e ci hanno visto come nemici. Con quel vile attentato si sono guadagnati un posto nel loro paradiso. Sappia, l’onorevole Corda che ai familiari dei kamikaze gli amici e i conoscenti non fanno le condoglianze ma fanno gli auguri e porgono i complimenti. è chiaro? Quindi Nassiriya è stato principalmente un nostro problema. Gli assassini si sono limitati a fare quel che sanno fare, appunto gli assassini. Abbiamo sbagliato noi, o meglio hanno sbagliato quei vertici di comando che hanno sottovalutato il pericolo e hanno mancato di ordinare ai nostri uomini una difesa più rigida e più protetta. Non si tratta di diceria. Il 30 gennaio scorso, la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva lo Stato italiano a risarcire i familiari delle vittime della strage, per la riconosciuta responsabilità in ordine alle misure di sicurezza adottate per la base “Maestrale” (luogo dell’attentato) e valutate inadeguate. Ma hanno sbagliato i nostri vertici politici a non comunicare con sufficiente credibilità, che la presenza in Iraq del contingente italiano fosse finalizzata a una missione di pace, e non di occupazione, come successivamente le popolazioni irachene hanno avuto modo di accertare. L’attentato di Nassiriya è stato un deliberato atto terroristico, compiuto da elementi dichiaratamente nostri nemici. Nemici della nostra civilità, della nostra Tradizione, delle nostre credenze, della nostra Storia. E, come tali, essi vanno giudicati. Gli italiani tutti avrebbero avuto il diritto di “mettere le mani” sugli assassini, esecutori e mandanti, che hanno progettato e realizzato la strage. Purtroppo, però, sebbene tutti i criminali siano stati individuati, la nostra giustizia non potrà fare il suo corso perché risultano tutti morti. Peccato!

Ora, dimenticando, per un momento, la squallida volgarità, imbastita di vigliaccheria, delle parole pronunciate dall’onorevole Corda che certamente avranno fatto piacere a quell’orda di delinquenti senza onore che hanno coniato lo slogan per i loro cortei “dieci, cento, mille Nassiriya”, prestiamo un attimo d’attenzione a quei poveri ragazzi caduti in una qualunque delle tante calde giornate che la desertica terra irachena regala ai suoi figli, come ai suoi visitatori. Ricordiamoli così senza dire altro. Solo la promessa di cercare di non dimenticarli. Sono italiani. Sono morti con onore.

Tenente Massimiliano Ficuciello, Luogotenente Enzo Fregosi, Aiutante Giovanni Cavallaro, Aiutante Alfonso Trincone, Maresciallo Capo Afio Ragazzi, Maresciallo Capo Massimiliano Bruno, Maresciallo Daniele Ghione, Maresciallo Filippo Merlino, Maresciallo Silvio Olla, Vice Brigadiere Giuseppe Coletta, Vice Brigadiere Ivan Ghitti, Appuntato Domenico Intravaia, Carabiniere Scelto Horatio Maiorana, Carabiniere Scelto Andrea Filippa, Caporal Maggiore Emanuele Ferraro, Caporale Alessandro Carrisi, Caporale Pietro Petrucci, Dottor Stefano Rolla, Signor Marco Beci.
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03/07/2022 @ 07:54:40
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