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Il problema primo, base di ogni altro, è di carattere interno: rialzarsi, risorgere interiormente, darsi una forma, creare in sé stessi un ordine ed una dirittura.

(Julius Evola)
 
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Le contraddizioni del sistema Italia e la ripresa che non c'è
Di Admin (del 05/12/2013 @ 13:08:14, in ATTUALITÀ, linkato 743 volte)
di Riccardo Fucile

Su un giornale economico pochi giorni fa si poteva leggere che in Italia i salari sono a picco, che un milione di under 30 sono senza lavoro, che persino Spagna, Portogallo e Irlanda fanno meglio di noi e che in Europa costituiamo un'anomalia, in quanto siamo l'unico Paese che non aggancia la ripresa. Il concetto "figurato" che stiamo "perdendo il treno": in ricordo, forse, del nostro sistema ferroviario, costituito da un lato da decantate frecce rosse ad alta velocità, dall'altro da treni fatiscenti per pendolari soggetti ogni giorno a "soppressioni" misteriose.

Una delle tante contraddizioni del sistema Italia: l'a.d. delle ferrovie Moretti ci ricorda che i treni dei pendolari non sono "produttivi", quindi giusto tagliare. Siamo arrivati al concetto di "taglio sociale" dei servizi: non si investe laddove non si prevedono utili. Quindi, ci si lamenta dei trasporti pubblici locali, si parla a vanvera di privatizzazioni (trovate un folle intenzionato ad investire in una municipalizzata...) e si riesce solo a determinare uno scontro tra aziende e utenti colpiti dal disservizio.

In un Paese dove la Corte dei Conti ci rammenta che il costo della corruzione nella pubblica amministrazione è di circa 60 miliardi l'anno, l'evasione fiscale intorno ai 150 miliardi l'anno e il fatturato della malavita organizzata di 200 miliardi l'anno, i vari governi pensano bene non di incidere sul malaffare, ma di tagliare a casaccio, dai servizi sanitari alla benzina delle "volanti", dalle indicizzazioni degli stipendi statali ai servizi sociali, alle pensioni.

Siamo il Paese che si lamenta della scarsa presenza delle forze dell'ordine in aree metropolitane a rischio, salvo ridurre dal 1° gennaio di 15.000 unità l'organico; garantiamo la cassa integrazione a determinate categorie di lavoratori, ma non ad altri; trasformiamo demagogicamente una tassa sulla casa in un agglomerato di tributi dai nomi improbabili per mimetizzarla; ci lamentiamo di chi non rilascia lo scontrino, salvo protestare contro i blitz a Cortina della G.d.f.

Se non esistessero decine di migliaia di italiani dediti al volontariato, gli 8 milioni di connazionali sotto la soglia di povertà sarebbero senza assistenza, perché i Comuni, strangolati dai tagli statali, non hanno più fondi a sufficienza per sostenerli. In un quadro di questo genere, ce lo vedete il nostro Paese "afferrare la ripresa"? Se poi aggiungiamo una classe politica litigiosa e pavida, capace solo di urlare proposte spesso demagogiche e irrealizzabili, alla perenne ricerca di consenso, ma mai in grado di decidere e incidere, il quadro è completo.

Forse, ci vorrebbe il coraggio di ammettere che la prima contraddizione sta anche negli italiani, incapaci di autocritica e di un serio esame di coscienza. Vi sono Paesi in cui tutti remano nella stessa direzione, tutti sono pronti a sacrifici e a una reale solidarietà in vista di un traguardo comune. Purtroppo, da noi si è abituati a guardare le magagne nel giardino del vicino, mai nel proprio; si critica la classe dirigente, salvo poi, arrivati a quel posto, mutuarne i difetti. Forse il treno della ripresa passa proprio da noi stessi e dalla nostra volontà o meno di riscatto.

Si tratta solo di accorgersene in tempo, soprattutto quando questo sta per scadere. E sta per scoccare l'ultimo giro.
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