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Se un uomo non è disposto ad affrontare qualche rischio per le sue opinioni, o le sue opinioni non valgono niente o non vale niente lui!

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Pietà l’è morta.
Di rino (del 07/10/2013 @ 19:49:26, in ATTUALITÀ, linkato 812 volte)
di Cristofaro Sola

Pietà l’è morta. è il titolo di un vecchio canto partigiano. Il cimitero d’acqua che si è naturalmente formato intorno agli scogli di Lampedusa, dove corpi straziati galleggiano, persi nel nulla, alla ricerca delle loro anime, oggi ci ferisce. Ci sbatte in faccia il dramma della nostra inerzia di fronte allo stucchevole buonismo dei parvenu, all’umanitarismo che non ha decenza, di cui le istituzioni pubbliche italiane sono divenute, negli ultimi tempi, patetiche portabandiera. La strage di tante vite umane non può, e non deve, lasciare indifferenti, soprattutto se si considera che quei poveri esseri destinati al macello non avevano, né potevano avere, alcuna colpa per il proprio tragico destino, svenduto il giorno stesso in cui decisero di lasciare i luoghi natii. Ma è già consumato il cordoglio, doveroso al cospetto di un evento mediatico che narra per immagini di un onda di morte, lunga tanto da lambire il bagnasciuga della nostra quotidianità. Ma non così lunga da penetrare, da travolgere come in uno tsunami, quella dolente e distratta nostra quotidianità. Ci pensano, però, i politici a trasformare l’acqua dura, perché portatrice di morte, e limpida, perché il mare gioca a viso aperto con chi lo sfida, in un torrente di detriti e fango che ammorbano prima ancora di soffocare. Vi è qualcosa di altamente inquinante nelle parole di coloro che traggono profitto d’immagine dalla odierna sciagura. Essi invocano ancor più lassismo nella lotta all’immigrazione clandestina, anzi cercano sponda nel dramma per dire che il destino dell’Italia deve assomigliare a quello di una porta spalancata, divelta dai suoi cardini, attraverso la quale chiunque lo voglia potrà infilarsi. Perché noi siamo quelli che accolgono. Noi siamo quelli che vanno dietro alle parole di un sant’uomo fin tanto che si tratta di mettere in gioco la vita, la serenità e il diritto altrui, non di certo se poi si dovesse toccare la “roba nostra”, se dovesse costarci un infinitesimo di quello possediamo. Allora è un’altra musica. Noi siamo quelli che prendiamo per oro colato le lacrime e i “mai più!” scanditi da coloro che sulla gestione dei flussi migratori hanno costruito le proprie fortune politiche e professionali. Del resto è il momento atteso, oggi sono per loro le luci della ribalta. Sono corsi là, a passeggiare sulla banchina di Cala Salina o a sostare sul breve moletto della Sanità, tanto per fare passerella. A chiacchierare con i giornalisti. Scusi Santità le spiace se prendo a prestito una sua esclamazione? Vergogna!

A rappresentare la realtà in questo modo, a far credere a tutti i disperati di questa porzione di mondo, che sta al di sotto delle nostre latitudini, che la via è libera e possono tentare la sorte perché da noi il premio è assicurato, c’è da non avere un cuore. C’è da non fregarsene un bel niente di quante altre tragedie siano pronte dietro l’angolo e quante si siano già consumate senza che le nostre anime belle venissero in qualche modo disturbate. Non bisogna essere una cima d’intelligenza per comprendere quanto sia decisiva, in questo campo, la deterrenza di una legislazione severissima che scoraggi in tutti i modi queste masse, ignoranti circa la sorte che li attende, a mettere a rischio la propria vita. Nulla avviene a caso e non basta il solo movente della disperazione a spiegare l’impatto di ondate migratorie sempre più consistenti e costanti. Anni orsono è stata Oriana Fallaci, insieme alla scrittrice Bat Ye’or, a disvelare i progetti dell’islamismo. La strategia di “Eurabia” è di sfruttare, con il sostegno occulto delle quinte colonne comodamente collocate da tempo ai vertici dell’establishment politico-finanziario del vecchio continente, il fenomeno migratorio per la progressiva occupazione dell’Europa. Obiettivo è di trasformarla, un giorno non lontano, in terra musulmana. D’altro canto, nel cuore di ogni credente in Allah alberga il sogno che la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo possa essere riscritta con i caratteri della Shari’a, la legge dell’unico Dio ricco in clemenza e abbondante in misericordia. Ora, noi queste cose le conosciamo e se fingiamo di ignorarle è solo per viltà o per bieco opportunismo. E, presi in una spirale di ipocrisia dilagante, ci acconciamo al buonismo, oggi di moda, molto politically correct, nell’inneggiare alla soppressione di quello straccio di leggi che ci siamo dati in altri tempi per opporre un argine fatto di granelli di sabbia a una marea montante. Se davvero volessimo aiutare quelle centinaia, se non migliaia, di poveri cristi che quotidianamente rischiano la pelle per una traversata su vecchi legni marci, dove a fare da polena non c’è alcuna sirena ma solo i segni della Morte, allora dovremmo riprendere seriamente il programma di respingimenti avviato con immane difficoltà nel 2009. Si torni, con le nostre unità navali, a pattugliare le coste e i porti di partenza, bloccando sul nascere i tentativi di approdo ai nostri lidi. Si ristabilisca il contatto con i governi di Libia e di Tunisia, perché alle forze d’intervento italiane sia consentito di verificare nei loro porti la presenza di imbarcazioni adibite al trasporto profughi. Le si sequestri e si provveda in loco alla loro distruzione. Si proceda con l’emissione di mandati di cattura internazionali per il reato di tratta di esseri umani, perché trasportare degli sventurati nelle condizioni in cui li vediamo arrivare cosa altro è? Un gesto di pietà? Sappiano le anime belle del buonismo nostrano che dietro il traffico di esseri umani ci sono le mafie e il terrorismo organizzato. Si proceda, una buona volta, a rivedere i rapporti di cooperazione con quegli Stati che consentono migrazioni di massa dai loro territori. L’ululante platea buonista potrebbe invocare la questione dei rifugiati politici. E’ vero. Tra la moltitudine di migranti vi sono certamente anche dei richiedenti asilo per motivi umanitari. La tradizionale ospitalità italiana e le normative nazionali ed europee a riguardo ci impongono di prevedere l’accoglienza per coloro che chiedono asilo. Il problema, però, è che le nostre autorità consolari dovrebbero essere schiodate dai loro lussuosi uffici e mandate lì dove si formano i campi di raccolta dei fuggitivi. Si dovrebbe procedere a esperire l’istruttoria per la concessione d’asilo in territorio italiano prima che il richiedente s’imbarchi per raggiungere il nostro Paese. Capite la differenza? Capite quante vite umane verrebbero salvate se si procedesse in tal modo? Giacché gli aventi diritto all’accoglienza viaggerebbero su unità di linea regolari in tutta sicurezza e pagando il giusto prezzo per il biglietto d’imbarco. Magari non pagandolo affatto. Sapete quanto è costato il viaggio a quegli sciagurati che andavano a morire ieri l’altro? Per la traversata sul ponte del barcone le fonti giornalistiche indicano la cifra di 1500-2000 €, per coloro che questa somma incredibile non l’hanno messa insieme c’era l’alternativa del viaggio nella stiva. Evidentemente quei 250 disgraziati che giacciono in fondo al mare, prigionieri nella pancia del barcone affondato, avevano staccato il biglietto di 2° classe.

Tra i “servizi” di viaggio proposti dalla criminalità organizzata alla clientela vi sono anche altre opportunità. Per quelli ancora più poveri c’è la soluzione “una telefonata ti allunga la vita”. In pratica, i carnefici mettono a disposizione un gommone con un motore la cui autonomia non supera le quaranta miglia di navigazione. Ai morituri viene consegnata una bussola, del tipo di quelle che vengon fuori dalle uova di Pasqua, poi viene detto loro verso quale punto dell’orizzonte dirigersi, e viene dato un telefono cellulare con cui chiedere aiuto quando il motore tira le cuoia. Se i soccorsi (italiani) arrivano in tempo, prima che il gommone sia colato a picco, vuol dire che ce l’hai fatta, altrimenti che la tua anima riposi in pace e in fondo al mare. Sapete quanto ci fanno quei delinquenti, farabutti che gestiscono il business dei migranti? Secondo un reportage del Corriere della Sera, il giro d’affari si aggira sui tre-quattro miliardi di dollari l’anno. E noi chi stiamo aspettando per andare ad affondargli l’intera flotta di carrette che hanno a disposizione? Abbiamo la nostra forza armata impegnata su molti fronti caldi, in missioni di peacekeeeping. Alcuni di questi nel frattempo sono diventati freddi. Sarebbe opportuno, anche per dare un segnale forte alla Comunità Internazionale che ci ha lasciato soli a gestire il problema dei flussi migratori, ordinare l’immediato ritiro di qualche contingente per spostare le risorse finanziarie, appostate in bilancio, al capitolo delle azioni di contrasto all’emigrazione clandestina in tutta l’area del Canale di Sicilia, fino al golfo della Sirte, alla Cirenaica e alla costa della Tunisia. E questa maledetta Unione Europea che ci sta portando, per diversi motivi, all’esasperazione, batta un colpo, dia un segnale di esistenza in vita. Non si limiti alle solite bacchettate, dal retrogusto razzista, contro le tante incapacità degli italiani. Proprio mentre si consumava l’ultima tragedia in mare, quelli della Commissione di Bruxelles tiravano fuori l’ennesimo documento di condanna dell’Italia per il modo, a loro parere sbagliato, con cui il nostro Paese sta gestendo il problema dei flussi migratori. E questo è il ringraziamento perché noi i disgraziati cerchiamo di salvarli anziché sparargli addosso come fanno maltesi, greci e spagnoli. Ma che schifo quest’Europa qui! E dire che sono stato e sono un convinto assertore del sogno dell’unificazione degli Stati europei in un'unica grande e potente nazione. Ma come? Ma quando?

Ho iniziato questa riflessione citando il titolo di un canto che non mi appartiene. L’ho scelto apposta perché appartiene a loro, a quelli che oggi sono saldamente al potere e sono in grado di fare il bello e il cattivo tempo per i nostri destini. E a loro che mi rivolgo e dico: “Pietà l’è morta”. Per voi non vi può essere più alcuna considerazione che vi giustifichi. Perché l’ipocrisia e la falsità con cui coprite i vostri sinistri disegni sono divenute insopportabili anche per un uomo tranquillo che non ha grilli per la testa. Figurarsi per un guerrafondaio della peggiore risma, quella stessa della Fallaci per intenderci. Confesso di essere un “guerrafondaio”. Confesso di preferire che le nostre navi stiano a cannoneggiare pirati e trafficanti, oggi tranquillamente rintanati, ad ammassare ricchezze rubate, nelle loro tante Tortughe sparse lungo la costa del Mediterraneo meridionale. Confesso di desiderare severità verso coloro che mettono a rischio la propria vita e quella delle loro famiglie per perseguire una fantasia oggi non più realizzabile. Confesso che vorrei vedere il mio governo essere implacabile contro questa mala genia di criminali e di mercanti di morte. Confesso che quei delinquenti da patibolo li vorrei vedere marcire in oscure prigioni di cui si sono perse le chiavi. Allora, mi rivolgo a voi, pacifisti dei miei stivali! Prima di provare orrore per le mie parole, prima di darvi allo sdegno e agli sputi (siamo in democrazia. Potete farlo, è vostro diritto) per queste “esecrabili” asserzioni, con quel po’ di buon senso avanzato dopo tante overdose di ipocrisia e di buonismo, rispondete a questa domanda: rischia di portarsi più morti sulla coscienza chi pretende che il proprio Paese difenda i suoi confini con ogni mezzo, annichilendo ogni falsa e illusoria speranza, oppure chi con tanto buon cuore vuole dare l’illusione che da noi sia facile venire, che… poi che sarà mai questa traversata? Una piccola gita in barca ed eccoti in paradiso. Appunto, in paradiso. Non sono cattolico, ciò nonostante spero che davvero ci sia da qualche parte, in un’altra dimensione, un posto migliore dove quei tanti disgraziati a cui è stata troncata la vita in modo così brutale, abbiano a stare un po’ meglio di quanto non siano stati quaggiù. E riposino in pace.
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03/07/2022 @ 07:18:54
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