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L'Italia degli sfrattati e lo Stato assente...
Di Admin (del 20/02/2014 @ 18:28:47, in ATTUALITÀ, linkato 629 volte)
di Riccardo Fucile

Chi perde il lavoro e non riesce a pagare l'affitto è costretto a lasciare la casa per morosità. I più fortunati si fanno ospitare da parenti e amici, ma c’è anche chi finisce a dormire in auto o a mettersi in coda fuori dai dormitori pubblici.
I sindacati inquilini calcolano che, nelle ultime settimane, a Milano 250 famiglie sfrattate siano «per strada», nella vasta gamma di sfumature che questo concetto può avere. è fine carattere maiuscolo = un problema che coinvolge 12.000 famiglie in città. Le varie organizzazioni sindacali hanno chiesto che ci sia una programmazione degli sfratti in modo da evitare che chi viene sgomberato finisca in strada. Se manca l’alloggio da assegnare, bisognerebbe attendere a eseguire lo sfratto. Lo consente una normativa sulla “morosità incolpevole”, cioè quella causata dalla perdita del reddito da parte dell’inquilino.
"Qui non stiamo parlando di gente che ne approfitta, ma di famiglie che hanno perso il lavoro per la crisi e che non sono in grado di far fronte al canone", spiegano gi esperti.
Si è inceppato il meccanismo di assegnazione “in emergenza” agli sfrattati delle case comunali.
Fino all’anno scorso potevano passare pochi giorni o al massimo qualche settimana fra lo sfratto e la concessione di un alloggio popolare alle famiglie già in graduatoria per lo stato di necessità, ma dalla fine del 2013 la situazione nel capoluogo lombardo si è capovolta. Delle 250 famiglie che a Milano sono già state messe in mezzo alla strada con la forza pubblica, senza alcuna soluzione alternativa, circa 150 hanno l’assegnazione di un alloggio popolare, ma solo sulla carta. Sono in graduatoria, ma nella realtà non hanno ricevuto alcuna offerta... e l’attesa si può prolungare per mesi, perché di alloggi disponibili da assegnare non ce n’è.
E la stessa cosa accade in quasi tutte le parti d'Italia, determinando una situazione sempre più drammatica e pericolosa dal punto di vista sociale, a fronte della quale lo Stato non ha saputo né prevedere, né programmare alcun serio intervento di edilizia popolare: gli ultimi sono stati quelli del periodo fascista e dell'immediato dopoguerra, poi il vuoto assoluto, salvo qualche speculazione con orridi dormitori di periferia.
E il fatto che nei programmi di governo il tema sia assente non depone certo a favore della lungimiranza della nostra classe politica. Salvo poi farsi trovare impreparati a gestire le emergenze.