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Perché Putin piace alla Destra
Di Admin (del 23/04/2014 @ 15:31:29, in ATTUALITÀ, linkato 813 volte)
di Cristofaro Sola

Si scrive su molti quotidiani di quanto Putin piaccia alle destre. è così? Può darsi. Nella cosmogonia della Destra italiana, in particolare, c’è stato sempre spazio per il mito dell’uomo forte. L’attrazione che il fascismo esercitò sulla gran parte della popolazione italiana era connessa alla figura dell'“uomo forte” al comando, molto più di quanto avessero realmente inciso le idee guida dell’ideologia fascista.

Bettino Craxi si tende a ricordarlo per la vicenda di Sigonella invece che per le estenuanti “guerre di movimento” ingaggiate, per oltre un decennio, con i suoi alleati di governo. E cosa si dice oggi di Renzi? Le vecchie volpi della comunicazione preferiscono porre l’accento sulla novità del personaggio, per non dover pronunciare l’aggettivo che hanno in punta di lingua: forte.

Il leader delle nuova Russia non fa mistero di considerarsi un portatore di valori tradizionali. La sua personalità rimanda, sebbene in una versione adattata alla odierna realtà, all’archetipo del “Re del Mondo” della Tradizione nelle cui mani si riassume una sorta di potere pontificale, che fonde l’elemento della Pace con il principio di Giustizia. Il leader russo, per molti versi, si presenta agli occhi delle correnti iniziatiche che hanno profondamente irrorato il campo del Pensiero occidentale, pre e post illuminista, come una figura polare, un centro intorno al quale ruota un mondo. è la mitologia del “defensor civitatis”, tornato a vivere nel nostro tempo storico, per sostenere la conservazione di valori tradizionali altrimenti attaccabili da una modernità massificante e nichilista. In realtà, ciò che fa breccia nel cuore degli uomini e delle donne di destra è proprio l’orgoglio che il leader mostra nel dichiararsi portatore di princìpi non negoziabili come nessun altro leader del nostro emisfero oserebbe fare. Putin non è simpatico, e non credo faccia alcunché per esserlo. Ha il suo mondo nel quale trovano posto, con pari dignità, l’esaltazione della forza fisica, l’accentuata caratterizzazione di genere, la passione per la natura e la ricerca della bellezza nella Creazione. Vi è in lui una religiosità a tratti pagana, che lo lega alla terra e alla stirpe. Anche la fede, che sembra possedere, incrocia un principio identitario non derogabile, nel quale l’individuo Putin si sente a proprio agio.

Uno fatto così, a questo Occidente conquistato dai relativismi di tutti i tipi, imbevuto di “pensiero debole”, di fatto incamminato sulla strada postmoderna della società liquida, appare come un alieno, un reperto della preistoria venuto alla luce per effetto dello scongelamento dei ghiacci siberiani. Per questo piace solo agli uomini della Tradizione. E non è un caso. Nel tradizionalismo ideologico albergano sentimenti di assoluta devozione per la espressione concettuale della forza. Si può dire che nel pensiero politico della destra radicale sia presente un’estetica della forza che si trasmuta in potere della decisione, secondo la declinazione schmittiana. Questa idea sarebbe probabilmente piaciuta molto a qualche antenato del pensiero tradizionale.

Sarebbe, dunque, salutare per le destre italiane guardare con maggiore riguardo alle mosse politiche e ideologiche del leader Putin, cercando una volta tanto di non disporsi a uso di zerbino per obbedire, passivamente, ai “desiderata” che giungono dalla parte occidentale dell’emisfero boreale. Da quel centro polare di ideologia consumistica, di riduzione dell’“homo philosophicus” a “homo consumptor”, da quella società che non sa fare a meno del suo credo inviolabile: il liberismo selvaggio declinato con il turbo-capitalismo. Non dimentichiamo che la patria del demone dell’economia, sovrano incontrastato dell’età oscura, del Kaliyuga, è a Ovest, là dove l’astro supremo tramonta. Là, il turbo-capitalismo ha somministrato il suo veleno in maggior dose. Ma ha contaminato anche la nostra civiltà al punto che il nostro Paese sta vivendo una lenta agonia dalla quale è difficile tornare. Allora guardiamo a Oriente. è là che il sole sorge, dall’alba dei tempi. Da quell’orizzonte sorgerà ancora l’astro della Tradizione.