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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 23/12/2013 @ 14:22:40, in ATTUALITÀ, linkato 656 volte)
di Riccardo Fucile

La denuncia di Federalberghi: "32 milioni non possono permettersi una vacanza"... le carenze del Sistema Italia.

Secondo Federalberghi saranno 12 milioni gli italiani che faranno una vacanza tra Natale e Capodanno, dato che, raffrontato al 2012, segna una flessione del 3%. Ciò vuol dire che i restanti 48 milioni di italiani non si sposteranno da casa durante le festività e di essi addirittura 32 milioni non lo faranno per motivi economici. In particolare, a Natale la flessione di italiani in movimento sarà dell'8% (da 6,6 milioni del 2012 a 6,07 milioni di quest'anno), con la stragrande maggioranza che rimarrà in Italia ed alloggerà, per economizzare, in casa di parenti o amici, mentre a Capodanno si muoveranno quasi 6 milioni di connazionali rispetto ai 5,8 milioni del 2012 (+3%), con un incremento di italiani che andranno all'estero "spinti probabilmente - secondo Federalberghi - da tariffe più vantaggiose che non risentono del clima di oppressione fiscale nel quale le nostre aziende si trovano a lavorare".

"Un dato su tutti è quello che spaventa: oltre un italiano su due si dichiara in povertà turistica non potendosi permettere nemmeno una notte fuori casa durante le imminenti festività", commenta il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, alla lettura dei risultati dell'indagine previsionale sulle vacanze di Natale e Capodanno degli italiani, realizzata con il supporto dell'istituto ACS Marketing Solutions.
"A questo punto è indispensabile - sottolinea Bocca - che governo e parlamento decidano una strategia comune per far rivedere la luce ad uno dei settori maggiormente trainanti l'economia nazionale e confidiamo che, subito dopo la pausa natalizia, veda la luce il decreto "valore turismo", per iniziare a dare risposte concrete alle imprese ed al mercato. Tra le misure che chiediamo con forza - elenca Bocca - ci sono sicuramente quelle di sostegno all'innovazione, alla riqualificazione ed alla promozione, nonché di contrasto all'abusivismo ed alla concorrenza sleale, vera piaga che sta inquinando il mercato, invaso da migliaia di camere vendute da soggetti che non applicano i contratti di lavoro, non pagano le tasse, non rispettano le leggi".

I dati in costante flessione costituiscono l'ennesimo campanello d'allarme in un settore che dovrebbe fungere da traino per l'economia di un Paese ad alta attrazione turistica e culturale, il più ricco al mondo di opere e città d'arte. Non giovano certo da richiamo sui media stranieri le notizie dei crolli a Pompei o il fatto che occorrano anni per rendere visibili al pubblico i bronzi di Riace, tanto per citare gli esempi più recenti. La costante mancanza di fondi pubblici determina un progressivo degrado di opere d'arte che farebbero invidia a molti Paesi, mentre in Italia finiscono spesso appilate negli scantinati dei musei, invisibili al pubblico. Qualcosa si è fatto, ma troppo resta ancora da fare, anche in termini di riqualificazione della recezione alberghiera e di tutela ambientale, presupposto per richiamare turismo di qualità.
Il decentramento delle aziende turistiche ha fatto venir meno una regia nazionale che sarebbe invece necessaria, sia per acquisire nuovi flussi turistici che per coordinare la iniziative regionali e locali.
Anche questo settore soffre, evidentemente, della crisi economica, ma la riduzione del turismo interno potrebbe essere compensato dalla presenza di nuovi mercati: si pensi alla Russia e all'enorme potenziale cinese.
E lo stesso mercato interno avrebbe bisogno di "promozioni", abbinate ad eventi di rilievo, fornendo una serie di reativi servizi. Tutte iniziative che richiedono una cabina di regia snella, non burocratizzata, presente sul mercato estero in modo puntuale e flessibile. Aspetti che vengono ancor oggi lasciati alla libera iniziativa di singoli imprenditori turistici, spesso in modo scoordinato.
In fondo la gestione dei flussi turistici è l'amblema del nostro Paese: si subiscono le scelte, raramente si promuovono e indirizzano.
Ci si dimentica di settori che potrebbero creare occupazione, privandoli di strumenti e risorse, salvo poi contabilizzare le immancabili perdite.
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Di rino (del 12/12/2013 @ 13:57:21, in ATTUALITÀ, linkato 1219 volte)
di Cristofaro Sola

L’evolversi della politica interna italiana ci consente di avere un quadro molto chiaro di ciò che accadrà fra qualche tempo. Non saprei dire se l’elezione di Renzi alla segreteria del PD determini l’automatica fine dell’esperienza del governo Letta e delle sue “piccole intese”. è possibile ritenere che si vada al voto in primavera, ma non è affatto certo. Anzi, se dovessi scommettere punterei una grossa cifra sul galleggiamento di questo dicastero che, dopo la “mossa” di Berlusconi tesa a renderlo asfittico, ha assunto un profilo simile a quello dei governi balneari della “Prima Repubblica”, con l’aggravante di essere fuori stagione. In realtà, appare certo che il Paese sia entrato sì in una fase di clima pre-elettorale, ma non sarebbe per le auspicate consultazioni nazionali. Piuttosto, nel piatto c’è la disputa della partita europea. E questo, a mio parere, non deve affatto dispiacere, perché, forse per la prima volta nella storia della vicenda elettorale continentale, si presenta l’occasione di dire con chiarezza agli elettori degli altri Paesi quale Europa noi italiani vorremmo consegnare alle future generazioni. Soprattutto, i nostri concittadini hanno la possibilità di esprimersi con un tratto di penna su ciò che non vogliono più. Possono levarsi e dire a piena voce che un’Europa fatta a immagine e somiglianza delle politiche particolaristiche del “fronte Nord” dei Paesi “dell’area euro”, guidati da un’ intransigente Germania, non va bene. Possono dire che l’Austerity, voluta dalle autorità centrali per assicurare stabilità alla moneta unica funziona ed è virtuosa fin quando reca benessere e prosperità agli amministrati. Quando, invece, quelle stesse politiche filtrate attraverso l’assoluta rigidità delle regole formali provocano disagio sociale diffuso, inducono alla sfiducia per il futuro, annichilendo la naturale vocazione di ogni essere umano a progredire nella sua condizione di cittadino e di produttore, è necessario che esse vengano interrotte e si cambi strada. La storia del nostro continente ci ha insegnato che, sottoponendo le popolazioni degli Stati alla pressione di ingiuste costrizioni o di governi oppressori, esasperando le condizioni di vita della gente comune, consentendo il dilagare della miseria, si è giunti a vivere il dramma delle esplosioni rivoluzionarie, dove sangue e terrore hanno fatto da contrappeso all’arroganza dei potentati di tutti i generi. Molto si è combattuto e molto si è sofferto nelle contrade d’Europa. E il solo fatto di trovarci nella modernità dello Stato liberale-costituzionale, a impronta democratica, non basta di per sé a renderci immuni dal ritorno di un discusso passato. Parossismo? Può darsi. Enfasi letteraria? è possibile. Tuttavia questa riflessione incrocia fatti inoppugnabili.

Nell’Europa degli Stati maggiormente colpiti dalla crisi di sistema indotta delle regole europee sta crescendo un sentimento autenticamente “anti”. Tale sentimento ha trovato modo di canalizzarsi verso nuove forme organizzate di offerta politica. In Grecia, il partito di “Alba Dorata” guidato da Nikólaos Michaloliákos, ha portato nelle ultime elezioni nazionali del giugno 2012 un gruppo di 18 deputati a sedere nel Parlamento greco. I cardini della politica di Alba Dorata sono la lotta alla disoccupazione, la lotta all’austerity voluta dall’Europa e la lotta all’immigrazione. In sostanza, un movimento politico a vocazione totalitarista si presenta e raccoglie voti su una piattaforma programmatica che difficilmente può esser bollata come irricevibile da quanti soffrono degli stessi problemi a cui soggiace da qualche anno il popolo greco. In Ungheria, invece, il Partito Jobbik (17% dei seggi al Parlamento nazionale), per bocca di un suo non isolato rappresentante, ha proposto di stilare liste di ebrei che rappresenterebbero una minaccia per la sicurezza nazionale. Soltanto qualche giorno fa nella Slovacchia centrale è stato eletto governatore della regione Banska Bystrica, Marian Kotleba, esponente del nazionalismo estremista del partito “La nostra Slovacchia”, noto per le sue battaglie anti-rom; Kotleba è stato messo all’indice per aver definito “criminali” i rom del suo Paese. Confesso che, personalmente, ho definito molto peggio i giovani rom (l’etnia mi è stata comunicata dai Carabinieri che hanno individuato il gruppo di malviventi) che lo scorso mese, penetrando nella mia abitazione, hanno provveduto a ripulirci dei nostri averi e dei ricordi di una vita.

Tuttavia, sarebbe un errore pensare che il sentimento antieuropeo si sia radicalizzato nella parte meridionale e orientale del continente. In effetti, ancor prima che l’estremismo politico incominciasse a raccogliere frutti nelle aree della crisi, movimenti xenofobi hanno consolidato la loro presenza all’interno delle rappresentanze parlamentari di quasi tutti i Paesi del progredito Nord dell’Europa. In Finlandia, un quinto dei seggi parlamentari è andato al partito dei “Veri Finlandesi”. Nella scettica Gran Bretagna ottiene consensi il partito anti-europeista Ukip guidato da Nigel Farage, che noi ricordiamo bene per il fatto che, senza mezze misure, ci ha sbattuto in faccia una verità che non ci piace ascoltare: che l’Italia negli ultimi anni è diventata una colonia della Germania. In Austria, alle ultime elezioni dello scorso settembre, il Fpoe, il partito xenofobo di Heinz-Christian Strache, successore di Joerg Haider, ha riscosso un notevole consenso elettorale. In Olanda il partito di estrema destra PVV, attraverso il suo leader, Geert Wilders, da tempo punta la sua politica sulla proposta di referendum per far uscire l’Olanda dall’area euro. Le argomentazioni a sostegno sono elementari: a fronte di benefici pari a € 800 procapite, ogni cittadino olandese subisce una perdita pari a € 2.700, causata dalla necessità di contribuire al salvataggio degli altri partner insolventi. Messa così, una causa referendaria sarebbe una passeggiata per i proponenti.

Ma il Paese dove sta montando un’onda anti-europeista significativa è certamente la Francia. I sondaggi indicano il partito patriottico di Marine Le Pen, il “Front National”, al primo posto nel gradimento degli elettori. Marine ha idee chiarissime sull’Europa. Il suo programma si fonda su quattro pilastri: la fine dello spazio di Schengen, l’addio all’euro, il patriottismo economico e la superiorità del diritto nazionale sulle direttive europee. In caso di vittoria alle elezioni nazionali sarà lei a dire alla UE: “prendere o lasciare”, perché, sostiene Marine, “la maggioranza dei miei compatrioti non vuole morire in questo magma informe chiamato Europa”. E le vuoi dare torto?

In questo scenario fluido anche in Italia qualcosa di interessante accade. A parte le scontate posizioni populiste della Lega e, oggi, del Movimento 5stelle, altri soggetti si candidano a drenare il voto di protesta che potrà uscire dalle urne europee. All’estrema destra è annunciata la presenza in campo di CasaPound, la cui performance elettorale stupirà molti osservatori e analisti politici. Sono giovani e sono attivissimi nel sociale. Sarebbe un grave errore sottovalutarli rappresentandoli in maniera caricaturale, “tutto caschi, saluto romano e manganelli”. Per queste fondate ragioni, il fatto che Berlusconi si sia liberato dei legacci che lo costringevano al sostegno forzoso all’imbelle governo dei “reduci” della Democrazia Cristiana, indica che si guarda a una campagna elettorale giocata tutta all’attacco. Sarà il momento giusto per raccontare agli italiani la verità su quello che è successo, dalla sciagura dell’ultima guerra di Libia in avanti. Se occorre, bisognerà saper fare autocritica per gli errori commessi e per le debolezze, troppe, mostrate. Ora la Destra può depurarsi di quella desinenza centrista che, con la crisi strutturale in atto, non ha alcun senso che la si continui a declinare nelle forme del moderatismo politico. L’immiserimento complessivo della società, accompagnato dal crescere di un progressivo senso di perdita e di sfiducia per il futuro, fa sì che il ceto medio riscopra un piglio radicale, e forse estremista, certamente sopito negli anni dell’illusione ottica del benessere raggiunto e consolidato per l’eternità. L’uomo della strada avverte la minaccia della concorrenza di interessi estranei che gli proviene da un mondo globalizzato, ben oltre il dominio dell’economia e dei mercati. E intende farvi muro.

Ora, se l’offerta politica della Destra ritrovata saprà essere convincente, se saranno dette cose chiare e fondate sul rapporto di forza con la Germania e con le democrazie del Nord, all’interno delle dinamiche d’indirizzo della strategia unitaria della UE, se sarà risvegliato l’orgoglio nazionale in funzione costruttiva e di recupero delle posizioni perdute, sarà reso un immenso servigio al Paese e alla causa della democrazia. Diversamente, vi è il concreto rischio che alla massa degli astensionisti si uniranno coloro che esprimeranno un voto di pura e semplice protesta. E allora cosa accadrà? Succederà che quei voti saranno posti su un binario morto. Il resto dei voti si concentrerà al centro sui due maggiori raggruppamenti, cioè sul Partito Popolare Europeo e sul Partito Socialista Europeo. Saranno queste due realtà, dirette principalmente da leader di provenienza settentrionale, a decidere sul nostro futuro. E come sempre saremo soltanto noi, popolo delle classi medie e meno abbienti, i destinatari delle nuove obbligazioni che intenderanno porre in capo ai già esangui Stati nazionali.

Se la Destra italiana intende restare nell’area politica del PPE, allora è indispensabile che vi permanga avendo però un peso decisionale di qualche rilievo. Diversamente, dirsi a tutti i costi Popolari europei per essere trattati da paria, francamente non credo abbia senso compiuto.
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Di Admin (del 05/12/2013 @ 13:08:14, in ATTUALITÀ, linkato 741 volte)
di Riccardo Fucile

Su un giornale economico pochi giorni fa si poteva leggere che in Italia i salari sono a picco, che un milione di under 30 sono senza lavoro, che persino Spagna, Portogallo e Irlanda fanno meglio di noi e che in Europa costituiamo un'anomalia, in quanto siamo l'unico Paese che non aggancia la ripresa. Il concetto "figurato" che stiamo "perdendo il treno": in ricordo, forse, del nostro sistema ferroviario, costituito da un lato da decantate frecce rosse ad alta velocità, dall'altro da treni fatiscenti per pendolari soggetti ogni giorno a "soppressioni" misteriose.

Una delle tante contraddizioni del sistema Italia: l'a.d. delle ferrovie Moretti ci ricorda che i treni dei pendolari non sono "produttivi", quindi giusto tagliare. Siamo arrivati al concetto di "taglio sociale" dei servizi: non si investe laddove non si prevedono utili. Quindi, ci si lamenta dei trasporti pubblici locali, si parla a vanvera di privatizzazioni (trovate un folle intenzionato ad investire in una municipalizzata...) e si riesce solo a determinare uno scontro tra aziende e utenti colpiti dal disservizio.

In un Paese dove la Corte dei Conti ci rammenta che il costo della corruzione nella pubblica amministrazione è di circa 60 miliardi l'anno, l'evasione fiscale intorno ai 150 miliardi l'anno e il fatturato della malavita organizzata di 200 miliardi l'anno, i vari governi pensano bene non di incidere sul malaffare, ma di tagliare a casaccio, dai servizi sanitari alla benzina delle "volanti", dalle indicizzazioni degli stipendi statali ai servizi sociali, alle pensioni.

Siamo il Paese che si lamenta della scarsa presenza delle forze dell'ordine in aree metropolitane a rischio, salvo ridurre dal 1° gennaio di 15.000 unità l'organico; garantiamo la cassa integrazione a determinate categorie di lavoratori, ma non ad altri; trasformiamo demagogicamente una tassa sulla casa in un agglomerato di tributi dai nomi improbabili per mimetizzarla; ci lamentiamo di chi non rilascia lo scontrino, salvo protestare contro i blitz a Cortina della G.d.f.

Se non esistessero decine di migliaia di italiani dediti al volontariato, gli 8 milioni di connazionali sotto la soglia di povertà sarebbero senza assistenza, perché i Comuni, strangolati dai tagli statali, non hanno più fondi a sufficienza per sostenerli. In un quadro di questo genere, ce lo vedete il nostro Paese "afferrare la ripresa"? Se poi aggiungiamo una classe politica litigiosa e pavida, capace solo di urlare proposte spesso demagogiche e irrealizzabili, alla perenne ricerca di consenso, ma mai in grado di decidere e incidere, il quadro è completo.

Forse, ci vorrebbe il coraggio di ammettere che la prima contraddizione sta anche negli italiani, incapaci di autocritica e di un serio esame di coscienza. Vi sono Paesi in cui tutti remano nella stessa direzione, tutti sono pronti a sacrifici e a una reale solidarietà in vista di un traguardo comune. Purtroppo, da noi si è abituati a guardare le magagne nel giardino del vicino, mai nel proprio; si critica la classe dirigente, salvo poi, arrivati a quel posto, mutuarne i difetti. Forse il treno della ripresa passa proprio da noi stessi e dalla nostra volontà o meno di riscatto.

Si tratta solo di accorgersene in tempo, soprattutto quando questo sta per scadere. E sta per scoccare l'ultimo giro.
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Di Odal (del 04/12/2013 @ 17:13:36, in TRADIZIONE, linkato 1076 volte)
da “Tradizione Solare” (1.1.2000)

1. La venerazione.

La venerazione è il sentimento fondamentale dell’anima: il sentimento del bambino che alza con ammirazione lo sguardo verso l’adulto, il sentimento dell’uomo maturo che si inchina alla verità. La venerazione nei confronti degli uomini nobili deve diventare devozione nei confronti della verità.
Chi ha imparato a onorare ed ammirare le qualità superiori degli uomini, con più forza è capace di camminare a fronte alta. Il primo esercizio consiste dunque nel coltivare il sentimento che esiste qualcosa di superiore a noi: qualcosa verso il quale innalzarci. Questo sentimento smuove forze profonde nell’anima. Al contrario, la malignità, la maldicenza, il gusto nell’infangare (1) danneggiano l’anima e la condannano alla infelicità. Bisogna coltivare la devozione verso ciò che è nobile, bello, puro: nella vita quotidiana si cerchi dunque ciò che può suscitare ammirazione; negli stessi uomini che mostrano luci e ombre si cerchi di cogliere una qualità positiva.
Certo, nella vita di tutti i giorni non si può dire bianco al nero e non si può veder tutto color di rosa; ma in certi momenti bisogna concentrarsi in pensieri di assoluta venerazione per ciò che è degno di essere contemplato con ammirazione; bisogna soffermarci sulle qualità positive che troviamo nel mondo che è immediatamente vicino a noi. In tal modo si radica nell’anima la venerazione per le forze divine che reggono il cosmo.
Come la luce del Sole accende tutti i colori, così la venerazione vivifica tutti gli altri sentimenti dell’anima. E i sentimenti sono il pane dell’anima: se al corpo si danno pietre invece che pane il corpo muore. Così accade anche per l’anima: l’antipatia, il disprezzo, l’incapacità di onorare ciò che è nobile portano alla paralisi e alla morte le forze interiori. La venerazione, il rispetto sono il pane dell’anima. Nell’aura di chi coltiva questo sentimento si accendono sfumature rosse e celesti. Nell’anima si sviluppa la capacità di attrarre forze e conoscenza dall’ambiente circostante.

2. La calma e il sovrano interiore.

Il secondo esercizio consiste nel coltivare la calma interiore. Le onde della vita esteriore non devono sommergere l’anima, riempiendola di paure o di vane speranze. Quando l’anima guarda al mondo con calma e serenità, solo allora si rivela la bellezza del mondo sensibile. In ogni suo fenomeno il cosmo è ricolmo di splendore divino, ma occorre che si sperimenti dapprima con calma la luce nell’anima e solo dopo tale splendore naturalmente si rivelerà. In certi momenti della vita, l’uomo deve raccogliersi in sé stesso, nella solitudine e nella tranquillità e in tali momenti, esaminare ciò che ha vissuto. Le parole, le azioni devono essere soppesate con distacco. L’uomo nobile è il giudice di sé stesso. L’uomo ignobile ne è soltanto l’avvocato difensore. Tuttavia ci si tenga lontano dai pentimenti, dalle umiliazioni, dall’angoscia del peccato. Pentirsi e piangere – come i criminali dopo che sono stati arrestati – non ha valore. Se qualche errore hai compiuto disponi con calma l’azione che pareggi il danno. Gli Dei non amano chi tormenta la propria anima, perché chi tortura sé stesso tortura anche gli altri. E il fratello del penitente si chiama inquisitore.
Molto spesso il rimorso è solo la paura dell’effetto negativo che deriverà da una nostra azione. Procurati dei momenti di calma interiore e in quei momenti impara a distinguere l’essenziale dal non essenziale. Ciò che è veramente importante da ciò che vola via. Isolati brevemente dalla vita quotidiana senza però mai sfuggire ai tuoi doveri e ai piaceri di una vita attiva nel mondo. Se una persona non disponesse di altro tempo, cinque minuti al giorno sarebbero già sufficienti. Passa in rassegna le gioie e i dolori, le pene e le esperienze, tutte le azioni come se fossero cose di un altro. Ognuno infatti guarda con chiarezza nella vita degli altri, e trova la giusta medicina per i mali che non gli appartengono. Nasce così gradualmente un “uomo superiore” rispetto a ciò che si è nella vita di tutti giorni: un uomo che è capace di giudicare sé stesso, modificare i tratti del proprio carattere e determinare l’effetto che producono le impressioni che provengono dal mondo esteriore. Se prima una offesa produceva irritazione nervosa ora sei in grado di estrarre il pungiglione di quella offesa dall’anima e di recuperare la serenità. Se prima le lunghe attese producevano impazienza ora vengono messe a frutto concentrando la mente su un contenuto fecondo. “L’uomo superiore” che gradualmente cresce dentro di te, dopo anni di paziente disciplina, può diventare il “sovrano interiore” (2) che domina dall’alto le situazioni della vita. Certo, in molte situazioni della vita occorre una grande forza per conservare la calma interiore. Ma proprio allora diventa più importante ciò che si riesce a realizzare. Trovare in sé stesso il rifugio nel momento della tempesta dona le energie più profonde per procedere nel cammino.

3. La meditazione.

Arrivati a un certo punto bisogna però distaccarsi dalla contemplazione della propria vita. Occorre superare i problemi, le tendenze che riguardano la singola personalità ed immergersi in ciò che è universalmente umano. L’errore del mistico è quello di dare troppa importanza alla propria singola anima e di rimanere immerso nel proprio microcosmo: impegnato a combattere i propri vizi e a bearsi delle proprie virtù egli si dimentica di prendere il largo nel vasto mondo. Procedendo lungo la sua strada scriverà diari bellissimi, pieni di sfumature psicologiche. L’obiettivo del discepolo dell’iniziazione non è ovviamente quello di scrivere diari, né di fornire spunti alla riflessioni degli psicologi. Immerso nella meditazione, dimentica dunque te stesso. Che tu sia re oppure un bandito, volgi la mente a ciò che vale per tutti gli uomini. Non abbandonarti ai tuoi sentimenti (essi non sono poi così importanti), ma forma pensieri precisi come angoli di cristallo. La scienza dello spirito esiste per questo: per dare alla mente dell’uomo contenuti chiari di meditazione, contenuti che solo in un primo tempo possono avere l’aspetto di “fede”, per poi rivelare il loro carattere di verità evidente. Le forme del corpo fisico, le forze che agiscono nel corpo eterico, l’attività del corpo astrale all’addormentarsi e al risveglio; e ancora: i ritmi di crescita dell’essere umano, le corrispondenze degli organi con gli elementi del cosmo: tutto ciò che è contenuto nella scienza dello spirito può diventare oggetto di meditazione.

NOTE:

1) È la cosiddetta Schadenfreude, uno degli atteggiamenti psicologici più dannosi che possano essere coltivati. Questo gusto nell’infangare è a ben vedere il fondamento irrazionale di alcune dottrine moderne: il marxismo, il darwinismo, la psicoanalisi. Ciò non toglie che in esse possano trovarsi alcuni elementi positivi.

2) Cfr. il concetto stoico di egemonikon.
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