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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Odal (del 01/11/2013 @ 14:56:02, in MASSONERIA, linkato 4362 volte)
di Julius Evola
(tratto da “Il Mistero del Graal”)

Poiché la nostra ricerca ha anche considerato le interferenze fra organizzazioni iniziatiche e correnti storiche è opportuno dire qualcosa – in sede di conclusione – circa i rapporti esistenti fra ciò che abbiamo chiamato l’“eredità del Graal”, ossia l’alto ghibellinismo, e le società segrete dei tempi moderni, particolarmente di quelle che, a partire dall’Illuminismo, si sono definite in forma di massoneria. Naturalmente, qui noi dovremo limitarci all’essenziale.

Già nella cosiddetta setta degli Illuminati di Baviera si ha un esempio tipico di quel capovolgimento di tendenze, a cui poco fa abbiamo accennato. Ciò risulta dallo stesso mutamento di significato subito dal termine “Illuminismo”. Esso in origine ebbe relazione con l’ idea di una illuminazione spirituale superrazionale; ma successivamente a poco a poco si fece invece sinonimo di razionalismo, di teoria del “lume naturale”, di antitradizione. Si può parlare, nel riguardo, di un uso contraffatto e “sovversivo” del diritto proprio all’iniziato, all’adepto. L'iniziato, se è veramente tale, può porsi di là dalle forme storiche contingenti di una particolare tradizione, può accusarne – ove a ciò riceva mandato – le limitazioni e porsi al disopra della loro autorità; egli può respingere il dogma, perché ha qualcosa di più, la conoscenza trascendente, e in ben altra sede sa dell’inviolabilità di questa conoscenza; infine, può rivendicare per sé la dignità di un essere libero, perché egli si è disciolto dai vincoli della natura inferiore, umana: a tale stregua i “liberi” sono anche “pari” e la loro comunità può esser concepita come una “confraternita”. Ebbene, basta materializzare, laicizzare e democratizzare questi aspetti del diritto iniziatico, e tradurli in termini individualistici, per aver subito i principi-base delle ideologie sovversive e rivoluzionarie moderne. Il lume della mera ragione umana subentra alla “illuminazione” e dà luogo alle distruzioni del “libero esame” e della critica profana. Il sovrannaturale è messo al bando o confuso con la natura. La libertà, l’eguaglianza e la parità divengono quelle prevaricatoriamente rivendicate dal singolo “conscio della sua dignità” – non conscio però della sua schiavitù di fronte a sé stesso – per ergersi contro ogni forma di autorità e costituirsi illusoriamente come estrema ragione a sé stesso: diciamo illusoriamente, poiché nella concatenazione inesorabile delle varie fasi della decadenza moderna, l’individualismo ha avuto la durata di un breve miraggio e di una fallace ebbrezza, l’elemento collettivo e irrazionale nell’epoca delle masse e della tecnica ha presto avuto ragione del singolo “emancipatosi”, cioè sradicato e senza tradizione. Ora a partire dal XVIII secolo sorgono appunto gruppi, affiancanti le cosiddette sociétes de pensée, i quali ostentano un carattere iniziatico, mentre si danno più o meno direttamente a quest’opera rivoluzionaria e “riformistica” di “illuminismo” e di razionalismo. Alcuni di tali gruppi erano effettivamente la continuazione di organizzazione precedenti di tipo regolare e tradizionale. Così a tale riguardo devesi pensare ad un processo di involuzione spintosi fino ad un punto nel quale, per via del ritirarsi del principio animatore originario di queste organizzazioni, poté realizzarsi una vera e propria inversione di polarità: influenze di tutt’altro ordine andarono ad inserirsi e ad agire in organismi, che più o meno rappresentavano il cadavere o la sopravvivenza automatica di quel che essi in precedenza erano stati, utilizzandone e volgendone le forze in una direzione opposta a quella che era stata la propria normalmente e tradizionalmente.

Il prologo, che è qualcosa di più di una pura fantasticheria (perché utilizza dei dati risultati nel processo a questo personaggio), de Giuseppe Balsamo di A. Dumas, ove un capo che si presenta come un Gran Maestro Rosacroce dà, in una riunione segreta di “iniziati” convenuti da ogni nazione, come parola d’ordine L.D.P. (le iniziali di lilia destre pedibus – cioè: distruggi e calpesta la Casa di Francia), può valerci come un riflesso del clima proprio alle logge e ai convegni degli Illuminati e di gruppi affini, i quali promossero quella “rivoluzione intellettuale”, che alla fine doveva scatenare l’ondata delle rivoluzioni politiche dall’ 89 al '48.

Ma la duplicità contraddittoria dei due motivi – cioè da una parte sopravvivenze del ritualismo gerarchico simbolico e iniziatico, dall’ altra professione di ideologie del tutto opposte a quelle che si potrebbero dedurre da una qualsiasi autentica dottrina iniziatica – è palese soprattutto nella massoneria moderna. Questa massoneria sembra che si sia positivamente organizzata nel periodo dei rumori rosicruciani e della successiva partenza dei veri Rosacroce dall’ Europa. Elia Ashmole, che si vuole abbia avuto una parte fondamentale nella organizzazione della prima massoneria inglese, visse fra il 1617 e il 1692. Purtuttavia, secondo i più, la massoneria nella sua forma attuale di associazione semi-segreta militante non risale oltre il 1700 – è nel 1717 che ebbe luogo la fondazione della Grande Loggia di Londra. Come antecedenti positivi, non fantasticati, la massoneria ha avuto soprattutto le tradizioni di certe corporazioni medievali, nelle quali gli elementi principali dell’arte del costruire, dell’ edificare, venivano simultaneamente assunti secondo un significato allegorico e iniziatico. Così la “costruzione del Tempio” poteva divenir sinonimo della stessa “Grande Opera” iniziatica, lo sgrossamento della pietra grezza in pietra squadrata poteva alludere al compito preliminare di formazione interna, e via dicendo. Si può ritenere che fino al principio del XVIII secolo la massoneria abbia conservato questo carattere iniziatico e tradizionale, sì che essa, con riferimento al compito di un’ azione interiore, fu chiamata “operativa”.[1] Fu nel 1717 che, con l’accennata fondazione della Grande Loggia di Londra e col subentrare della cosiddetta “massoneria speculativa” continentale, si verificarono il soppiantamento e l’inversione di polarità, di cui si è detto. Come “speculazione” qui valse infatti l’ideologia illuministica, enciclopedistica e razionalistica connessa ad una corrispondente, deviata interpretazione dei simboli, e l’ attività dell’organizzazione si concentrò decisamente sul piano politico-sociale, anche se usando prevalentemente la tattica dell’azione indiretta e manovrando con influenze e suggestioni, di cui era difficile individuare l’origine prima.

Si vuole che questa trasformazione si sia verificata solo in alcune logge e che altre abbiano conservato il loro carattere iniziatico e operativo anche dopo il 1717. In effetti, questo carattere si può riscontrare negli ambienti massonici cui appartennero un Martinez de Pasqually, un Calude de Saint Martin e lo stesso Joseph de Maistre. Ma devesi ritenere che questa stessa massoneria sia entrata, per altro riguardo, essa stessa in una fase di degenerescenza, se essa nulla ha potuto contro l' affermarsi dell'altra e se, praticamente, da questa è stata alla fine travolta. Né si è avuta una qualsiasi azione della massoneria, che sarebbe rimasta iniziatica per diffidare e sconfessare l'altra, per condannare l' attività politico-sociale e per impedire che, dappertutto, essa valesse propriamente e ufficialmente come massoneria.

Riferendoci dunque alla massoneria "speculativa", in essa le vestigia iniziatiche restarono limitate ad una sovrastruttura rituale, che specie nella massoneria di rito scozzese ebbe carattere inorganico e sincretistico, pei molti gradi di là dai tre primi (i soli, che hanno una qualche connessione effettiva con le precedenti tradizioni corporative), essendo stati raccolti simboli delle tradizioni inizatiche più varie, visibilmente per dare l'impressione di aver raccolto l'eredità di esse tutte. Così in questa massoneria troviamo anche vari elementi dell' iniziazione cavalleresca, dell' ermetismo e della Rosacroce: vi figurano "dignità" come quella di "Cavaliere d' Oriente o della Spada", di "Cavaliere del Sole", di "Cavaliere delle due Aquile", di "Principe Adepto", di "Dignitario del Sacro Impero", di "Cavaliere Kadosh" (cioè, in ebraico, "Cavaliere Santo"), equivalente a "Cavaliere Templare", di "Principe Rosacroce". In genere - e questo è il punto che per noi ha uno speciale significato - vi è una particolare ambizione, da parte della massoneria di rito scozzese, a rifarsi appunto alla tradizione templare. Si pretende così che almeno sette dei suoi gradi siano di origine templare, oltre il 30°, che reca esplicitamente la designazione di Cavaliere Templare in un gran numero di logge. Uno dei gioielli del grado supremo di tutta la gerarchia (il 33°) - una croce teutonica - reca la sigla J.B.M., che viene prevalentemente spiegata con le iniziali di Jacopus Burgundus Molay, che fu l'ultimo Gran Maestro dell'Ordine del Tempio, e "De Molay" ricorre anche come una "parola di passo" di questo grado: quasi che coloro che vi sono iniziati andassero a riprendere la dignità e la funzione del capo dell'Ordine ghibellino distrutto. Del resto, la massoneria scozzese pretende di aver avuto trasmessi molti dei suoi elementi da una più antica organizzazione, detta del "Rito di Heredom". Questa espressione viene tradotta da vari autori massonici con "rito degli eredi", intendendosi appunto gli eredi dei Templari. La leggenda corrispondente è che pochi Templari superstiti si sarebbero ritirati in Scozia, dove si posero sotto la protezione di Robert Bruce; da questi furono aggregati ad una preesistente organizzazione iniziatica di origine corporativa, che allora assunse il nome di "Gran Loggia reale di Heredom". Ognuno vede la portata che avrebbero tali riferimenti nel riguardo specifici di ciò che abbiamo chiamato "l'eredità del Graal", qualora essi avessero un fondamento reale: fornirebbero alla massoneria un titolo di ortodossia tradizionale. Ma, in realtà, ben altrimenti stanno le cose. è di una usurpazione che si tratta: non è una continuazione, bensì una inversione della precedente tradizione che qui deve constatarsi. Ciò risulta in modo caratteristico considerando nel suo complesso proprio l'accennato grado 30° del Rito Scozzese, che in alcune logge ha per parola d' ordine: "La rivincita dei Templari". La "leggenda" che vi si riferisce riprende il motivo dianzi accennato: i Templari che avrebbero trovato rifugio in certe organizzazione segrete inglesi, in esse avrebbero creato questo grado nell'intento di riorganizzare il loro Ordine e di compiere la loro vendetta. Ora l'inversione già detta del ghibellinismo non potrebbe trovare una più chiara espressione che in questa elucidazione del rituale: "La vendetta templare si è abbattuta su Clemente V non nel giorno in cui le sue ossa furono date al fuoco dai Calvinisti della Provenza, ma nel giorno in cui Lutero sollevò metà dell' Europa contro il Papato in nome dei diritti della coscienza. E la vendetta si è abbattuta su Filippo il Bello non il giorno in cui i suoi resti furono gettati tra i rifiuti di San Dionigi da una plebaglia in delirio e nemmeno il giorno in cui l' ultimo discendente rivestito del potere assoluto uscì dal Tempio, divenuto prigione di Stato, per salire sul patibolo, ma il giorno in cui la Costituente francese proclamò in faccia ai troni i diritti dell' uomo e del cittadino" [2].

Che poi il livello dal piano del singolo - l'"uomo" e il "cittadino" - finisca con lo scendere fino a quelle masse anonime e dei dirigenti mascherati di esse, risulta da una storia connessa al rituale di vari gradi - nel Rito Scozzese del Supremo Consiglio di Germania essa figurava nel 4° grado, detto del "Maestro segreto". Si tratta della storia di Hiram, il costruttore del Tempio di Gerusalemme, il quale di fronte al re sacrale Salomone dimostra di avere, sulle masse, un potere così prodigioso, che "il re, il quale aveva fama di essere uno dei più grandi Saggi, scoprì che, di là dalla sua, vi è una maggiore potenza, una potenza, che nel futuro, essa conoscerà la propria forza, eserciterà una sovranità più grande della sua (cioè di Salomone)”. Questa potenza è il popolo (das Volk). E si aggiunge: "Noi massoni di rito scozzese vediamo in Hiram la personificazione dell'umanità". Ora il rito, facendoli "Maestri segreti", dovrebbe conferire agli iniziandi massoni la stessa natura di Hiram: dovrebbe cioè farli partecipi di questo misterioso potere di muovere l'umanità come popolo, come massa, potere che scalzerebbe quello stesso del re sacrale simbolico.

Quanto al grado specificatamente templare (il 30°), vale ancora notare, nel suo rito, la conferma dell'associarsi dell'elemento iniziatico con l' elemento sovversivo antitradizionale, il che va a dare necessariamente al primo i caratteri di una effettiva contro-iniziazione là dove il rito stesso non si riduca ad una vuota cerimonia, ma metta in moto forze sottili. Nel grado in questione, l'iniziato che abbatte le colonne del Tempio e calpesta la croce, essendo ammesso, dopo di ciò, al Mistero della scala ascendente e discendente con sette gradini, è colui che deve giurare vendetta e concretizzare ritualmente tale giuramento col colpire con un pugnale la Corona e la Tiara, cioè i simboli del doppio potere tradizionale, dell'autorità regale e di quella pontificale, esprimendo con ciò null'altro che il senso di quanto la massoneria come forza occulta della sovversione mondiale ha propiziato nel mondo moderno partendo dalla preparazione della Rivoluzione francese e dalla costituzione della democrazia americana e, passano per i moti del '48, giungendo fino alla prima guerra mondiale, alla rivoluzione turca, alla rivoluzione di Spagna e altri analoghi avvenimenti. Là dove nel ciclo del Graal, come si è visto, la realizzazione iniziatica è così concepita, che ad essa si lega l' impegno di far risorgere il re, nel rito ora indicato si ha esattamente l'opposto, vi è la contraffazione di una iniziazione che si lega al giuramento (talvolta con la formula: "Vittoria o morte") di colpire o rovesciare ogni forma di autorità dall' alto.

Ad ogni modo, ai nostri fini il lato essenziale di queste considerazioni è di indicare il punto in cui l' “eredità del Graal" e di analoghe tradizioni iniziatiche si arresta e in cui, a parte eventuali sopravvivenze di nomi e di simboli, non si può più constatare alcuna filiazione legittima di esse. Nel caso specifico della massoneria moderna, da un lato il suo confuso sincretismo, il carattere artificiale della gerarchia della gran parte dei suoi gradi - carattere appariscente anche per un profano -, la banalità delle esegesi correnti, moralistiche, sociali e razionalistiche applicate a vari elementi ripresi, aventi in sé un contenuto effettivamente esoterico - tutto ciò porterebbe a far vedere in essa un esempio tipico di organizzazione pseudo-iniziatica.[3] Ma considerando, d'altra parte, la "direzione di efficacia" dell'organizzazione in parola con riferimento agli elementi dianzi rilevati e alla sua attività rivoluzionaria, sorge la sensazione precisa di avere di fronte una forza che, nel campo dello spirito, agisce contro lo spirito: una forza oscura appunto di antitradizione e di contro-iniziazione. Ed allora è ben possibile che i suoi riti siano meno inoffensivi di quel che si possa credere, che in molti casi essi, senza che coloro che vi partecipano se ne rendano conto, stabiliscano appunto il contatto con questa forza, inafferrabile per la coscienza ordinaria.

Un ultimo accenno. Nella leggenda del 32° grado del rito scozzese ("Sublime Principe del Segreto regale") è spesso quistione della organizzazione e della ispezione di forze (concepite come raccolte in vari "accampamenti") che, una volta conquistata "Gerusalemme”, dovranno costruirvi il "Terzo Tempio"; Tempio, questo, che va ad identificarsi col "Sacro Impero", quale "Impero del mondo". Ora, è stato molto discusso sui cosidetti Protocolli dei Savi di Sion, i quali contengono il mito di un piano dettagliato di congiura contro il mondo tradizionale europeo. Noi diciamo "mito" a ragion veduta, intendendo con ciò lasciare aperta la quistione della veridicità o della falsità di un tale documento, spesso sfruttato da un volgare antisemitismo [4]. Il fatto che resta è che questo documento, come vari altri consimili usciti qua e là, ha un valore sintomatico, giacché i principali rivolgimenti della storia contemporanea verificatisi dopo la sua pubblicazione hanno presentato una impressionante concordanza col piano in esso descritto. In genere, scritti siffatti riflettono l'oscura sensazione dell' esistenza di una "intelligenza" direttrice dietro ai fatti più caratteristici della sovversione moderna. Essi dunque, quale pur sia la finalità pratica della loro divulgazione o, se sono falsi ed inventati, della loro compilazione, hanno colto "qualcosa, che è nell' aria" e a cui la storia sta via via dando conferma. Ma proprio nei Protocolli vediamo anche riapparire l'idea di un futuro impero universale e di organizzazioni che lavorano sotterraneamente per l'avvento di esso [5], però in una contraffazione che possiamo dire satanica, perchè quel che sta effettivamente in primo piano è la distruzione e lo sradicamento di tutto ciò che è tradizione, valori della personalità e vera spiritualità. Il presunto Impero non è che la suprema concretizzazione della religione dell'uomo terrestrizzato, resosi estrema ragione a sè stesso e avente Dio per nemico. E' il tema con cui sembra debbano concludersi lo spengleriano "Tramonto dell' Occidente" e l'età oscura - kali yuga - dell' antica tradizione indù.

Note:

1- Per un puro caso - per via dei documenti trovati addosso ad un corriere ucciso da un fulmine - si ebbero prove positive anche di un' azione organizzata rivoluzionaria svolta dalla setta degli Illuminati.

2- Per il meccanismo di questo processo, nella sua analogia ad un' azione necromantica, cfr. R. Guénon, Le règne de la quantité et les signes des temps, Paris, 1945, cap. XXVI, XXVII ( tr. it.: Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi, Adelphi, Milano, 1982 ).

3- La sigla L.D.P. appare nel primo dei cosidetti gradi cavallereschi massonici (il 15° della gerarchia complessiva del Rito Scozzese). Oscuramente, sembra che la leggenda di questo grado alluda proprio allo spostarsi della funzione dell' iniziato; vi si parla, infatti, di contrassegni di dignità principesche che l' iniziato, insieme alla libertà, riceve da "Ciro", ma che poi perde; raggiunto però il maestro che insieme a pochi fedeli superstiti si era rifugiato fra le roviine del Tempio salomonico, gli viene detto del dubbio valore di quei titoli ed egli riceve un nuovo titolo e la spada.

4- Cfr. A. Pike, Morals and Dogmas of the Ancient and Accepted Scotch Rite, Richmond, 1927.

5- Devesi rilevare che già nel suo periodo operativo ed iniziatico è constatabile, nella massoneria, una certa usurpazione, quando essa si riferisce a sè l'"Arte Regia". L' iniziazione legata ai mestieri, infatti, è quella che corrisponde all'antico Terzo Stato (la casta indù dei vaysha), cioè a strati gerarchicamente inferiori alla casta dei guerrieri, cui corrisponde legittimamente l'"Arte Regia". Peraltro, va anche rilevato che l' azione rivoluzionaria della massoneria speculativa moderna è quella che ha minato le civiltà del Secondo Stato e ha preparato, con le democrazie, l'avvento di quelle del Terzo Stato.
 
Di Odal (del 29/09/2013 @ 14:01:02, in MASSONERIA, linkato 12008 volte)
di Renato Del Ponte
(estratto da “Scritti sulla Massoneria volgare speculativa” – Ed. Arya)

È esistita una Massoneria tradizionale? La risposta è: certamente sì, è esistita, è quella che si è anche soliti definire operativa.

Eredi di alcuni segreti di sodalizi di costruttori dell'antichità, specialmente del mondo romano (e non dimenticando che Aristotele indica l'architettura come la “prima” delle arti), sono esistite per tutto l'arco del Medioevo diverse sodalitates e ghilde di costruttori, a cui si debbono in particolare i capolavori e le cattedrali dell'arte romanica e gotica.

Postisi sotto la protezione dei Santi Quattro Coronati, la cui straordinaria Basilica troneggia tuttora imponente sul Celio a Roma, essi furono attivi soprattutto in Germania, Francia, Italia (si pensi ai Maestri Commacini), Inghilterra e Scozia. I membri di tali corporazioni muratorie ponevano i segreti del loro lavoro alla base di un travaglio iniziatico interiore: la loro vera operatività concerneva il campo dello spirito, pur avendo come base necessaria (un particolare da non scordarsi) il mestiere. Si trattava, in altri termini, di una via iniziatica riservata a membri della cosiddetta “terza casta”, anche se il terzo ed ultimo dei gradi di realizzazione (dal momento che la Massoneria operativa era costituita solo di tre, qualcuno dice addirittura due, gradi), quello di “maestro”, per il tipo di conoscenze architettoniche che comportava (e quindi di consimili realizzazioni interiori) presupponeva la presenza di eccezionali capacità, sì che non è da escludere che potessero ambirvi anche esponenti delle caste più alte (vedi ad es. il Ms. Regius del XIV secolo, al British Museum), anche se su questo fatto si potrebbero dare interpretazioni diverse e contraddittorie. Ancora nel Rinascimento si potè constatare come l'arte di veri “maestri” architettonici potesse sposarsi con una arcana sapienza iniziatica: lo provano le proporzioni “armoniche” (in chiave pitagorica) di chiese o edifici costruiti da un Leon Battista Alberti (si pensi a Santa Maria Novella di Firenze) o da un Palladio in città del Veneto.

Ma già nel XVI secolo si manifestarono i primi gravi sintomi di disgregazione: in Francia, ad esempio, si verifica addirittura una rivolta all'interno delle corporazioni muratorie; i “compagni” si ribellano ai “maestri” loro patroni accusati di prevaricazione. Ne nascerà il Compagnonaggio. Qui è il caso di aggiungere che anche prima non necessariamente tutte le corporazioni di mestiere coincidevano con i gruppi propriamente iniziatici, dove veniva insegnata l'arte muratoria. Erano i “maestri” che reclutavano, dopo l'“apprendistato”, alcuni “compagni” iniziati. Dopo la rivolta a cui si è accennato, ciò non fu più possibile in Francia. In altri paesi la tradizione si perpetuava ancora: si ha così notizia dell'attività di logge operative dopo il XVI secolo in Germania e soprattutto nei due regni di Scozia e Inghilterra. Ma se l'isolamento può da una parte favorire il perpetuarsi di determinate tradizioni, può dall'altra provocarne il graduale isterilimento. Così anche nelle isole britanniche sempre meno compresi furono i rituali, i simboli e, soprattutto, le “operazioni” iniziatiche che stavano alla base del mestiere. Era anzi il mestiere stesso che si isteriliva, diventando una pura arte manuale. L'ultimo vero Gran Maestro della Massoneria operativa inglese fu l'architetto cattolico Christopher Wren, il costruttore della famosa cattedrale londinese (anglicana) di San Paolo. Dopo la sua scomparsa, avvenuta nel 1723, si può senz'altro affermare che sia cessata l'azione concreta (apparente o conosciuta) della Massoneria tradizionale.

Da allora tutto cominciò a cambiare. Già da tempo, peraltro, a partire dal XVII secolo, in cambio di privilegi e sovvenzioni, erano stati ammessi nelle residue logge operative inglesi elementi aristocratici o ricchi borghesi che erano non solo del tutto ignari del mestiere, ma ben lungi dall'avere un'idea del significato iniziatico del travaglio interiore di cui il mestiere poteva costituire la base. Era così gradatamente nata la Massoneria “speculativa” e pertanto la data del 1717 costituisce solo il punto d'arrivo di una lenta decadenza, in atto da almeno due secoli, ma anche il punto di partenza per un tipo di attività, se non senz'altro controiniziatica, sicuramente antitradizionale.

Dapprima, le prime logge speculative isterilirono la loro attività in lotte di tipo dinastico o confessionale, dividendosi in Inghilterra e sul continente, dove cominciarono a proliferare, in cattoliche o stuardiste e in protestanti o hannoveriane. Ben presto, finite tali beghe ed affermatosi quasi ovunque l'elemento protestante e lo spirito tipicamente borghese e progressista che l'animava, le logge furono o il ricettacolo di idee nuove ed egalitarie, sulla falsariga della moda dei philosophes parigini, o il dorato ed esotico rifugio di nobili in cerca di nuovi altisonanti titoli dal sapore cavalleresco (è allora che nascerà il Rito Scozzese del cavaliere Ramsay, coi 33 gradi che non hanno alcun riscontro nell'autentica tradizione iniziatica), o il luogo privilegiato per truffatori e millantatori che si spacciavano come inviati da potenti e misteriosissimi “Superiori Incogniti”...

Non è esatto dire che la Rivoluzione Francese fu preparata dalla Massoneria, ma è innegabile che questa ne sia stata un veicolo: non bisogna cioè pensare ad un “piano massonico” generalizzato contro il Trono e l'Altare, ma che determinate forze sovversive e rivoluzionarie se ne siano servite per i loro scopi: basti pensare che i ben noti Illuminati di Baviera non furono all'inizio un corpo massonico, ma si infiltrarono nella Massoneria non appena compresero la sua utilità di copertura privilegiata. Già questo esempio può dare l'idea di quello che si è verificato nei due secoli seguenti. Nell'Ottocento la Massoneria inglese (e succede ancora ai giorni nostri) ha potuto essere considerata come 'più tradizionale' (si fa per dire) per il semplice motivo che è rimasta cristallizzata alla situazione del XVIII secolo: ma ciò, come si è visto, non significa certo una patente di ortodossia iniziatica, viste le origini degli Statuti del 1723. Nel continente, e specialmente nei paesi latini, diveniva invece sempre più un ricettacolo di elementi profani, antitradizionali e legati alla classe che stava sempre più emergendo, la borghesia. In Italia, dopo il massimo trionfo dell'istituzione, fra il 1870 e il 1910, il potere stesso manipolato dalla Massoneria tramite il Parlamento ed i gangli dello Stato provocò ad un certo punto lotte intestine (con la nascita, ad esempio, dell'Obbedienza di Piazza del Gesù) su cui non è il caso di soffermarsi in questa sede. Il fascismo fu agevolato ai suoi esordi con denaro sonante del Grande Oriente e di Piazza del Gesù: come finirono poi le cose si vide, con le leggi speciali contro le società segrete del 1925 e la chiusura delle logge, le quali si vendicarono con vari attentati falliti a Mussolini e con l'appoggiarsi alle potenze democratiche ed antifasciste, dove la Massoneria speculativa non ha mai avuto problemi di esistenza, vale a dire l'Inghilterra e soprattutto gli Stati Uniti, che sono divenuti gradualmente la casa madre delle "legittimazioni massoniche" ed i cui presidenti furono e sono nella loro stragrande maggioranza membri di logge massoniche.

Il 25 luglio 1943 fu voluto essenzialmente da elementi massonici dell'esercito o annidati in seno al fascismo: massoni furono Grandi, Bottai, Balbo, Acerbo e persino alcuni tra i "fedelissimi", come Farinacci (ma un "massone pentito", quest'ultimo). Vi furono massoni persino fra membri dei vari governi della R.S.I., fra cui, a dare retta a Giovanni Preziosi, Guido Buffarini-Guidi. In anni a noi non troppo lontani (e per limitarci all'Italia), i casi Calvi, Gelli, Carboni, Pazienza, l'incriminazione per oscuri traffici nei confronti di Gran Maestri come Salvini e Battelli, figure di altri Gran Maestri come Armando Corona, esponente del Partito Repubblicano e di cui (ad essere assai benevoli) il minimo che si può dire è che fu privo di ogni qualificazione spirituale (o finanche culturale: altro che iniziatica!), danno la misura di una certa situazione della Massoneria italiana.

Converrà a questo punto lasciar perdere lo sconcertante squallore dei casi contemporanei e scindere l'aspetto storico o “temporale” da quello propriamente iniziatico. Bisognerà però bene intendersi sui termini e sgombrare un possibile equivoco: la Massoneria di cui parla la storiografia contemporanea ̶ che ha cioè per oggetto di studio la Massoneria quale si è “formata” nei suoi ultimi due secoli e mezzo di vita “profana” ̶ e la Massoneria quale i nostri lettori sono forse abituati a sentir nominare da autori come René Guénon, sono due cose assai differenti. Si ritorna, cioè, alla domanda iniziale. Se, dunque è esistita una Massoneria tradizionale, esiste essa tuttora o potrebbe esistere? Queste domande e le possibili risposte, come è noto, sono state l'oggetto di un fitto scambio di corrispondenza tra Evola e Guénon ed è pure noto, dello stesso Evola, uno scritto concernente i limiti della cosiddetta “regolarità” iniziatica, quale era intesa dal pensatore francese.

Leggendo i documenti a nostra disposizione pare di seguire un dialogo fra sordi. Guénon fa determinate affermazioni, nette, recise, col suo particolare stile allusivo; Evola rimane sulle sue posizioni, rimproverando all'interlocutore un eccessivo formalismo, ma senza pervenire al nocciolo della questione: l'essere cioè per il Francese l'effettiva decadenza delle organizzazioni massoniche, una “pura questione di fatto e non di principio”, il problema essendo “assai più complesso di quanto sembriate credere”.

Proprio per questo, per il lettore che si interessi di tali questioni, vogliamo qui riassumerne i termini con la maggiore chiarezza possibile, per poi giungere ad alcune nostre personali conclusioni, che ovviamente non pretendono di essere esaustive.

Secondo Guénon, nel mondo occidentale, a parte alcuni ristrettissimi e chiusi gruppi di ermetismo cristiano, non esisterebbero che due organizzazioni che, malgrado l'incomprensione della stragrande maggioranza dei loro membri, possano rivendicare una reale trasmissione iniziatica: la Massoneria ed il Compagnonaggio, le quali veramente non furono in origine che due branche di un medesimo organismo. Dunque, la Massoneria potrebbe rivendicare “una origine tradizionale autentica e una trasmissione iniziatica reale”, ma ciò nonostante è una organizzazione estremamente decaduta. Già Joseph de Maistre, che fu massone, aveva espresso tale concetto con le seguenti parole: “Tutto rivela come la Massoneria sia un tronco staccato e probabilmente corrotto di un antico e rispettabile albero”.

Ma a questo proposito lo stesso Guénon usa delle espressioni assai esplicite e che non potrebbero non essere da noi condivise, quali invano cercheremmo nella prosa degli zeloti del ramo italiano della scolastica guénoniana: “Uno dei fenomeni più strani di questo genere, è la penetrazione d'idee democratiche nelle organizzazioni iniziatiche occidentali (e naturalmente pensiamo soprattutto alla Massoneria, o almeno ad alcune delle sue frazioni), senza che i loro membri sembrino avvedersi della contraddizione pura e semplice esistente in tal modo, ed anche sotto un duplice rapporto: infatti, per definizione stessa, ogni organizzazione iniziatica è in opposizione formale con la concezione democratica ed ugualitaria, in primo luogo, in rapporto al mondo profano, nei cui confronti essa costituisce, nell'accezione più esatta della parola, una élite separata e chiusa, e poi in sé stessa per la gerarchia di gradi e funzioni che stabilisce necessariamente fra i suoi membri”. Ed è proprio da questo, che Guénon definisce “strano fenomeno”, che per reazione è nato l'Anti-massonismo. Dal momento che è del cosiddetto piano sociale e morale che si preoccupano i massoni attuali (con quale rispondenza sul piano reale, in effetti, già abbiamo visto), è parimenti “sullo stesso terreno esclusivamente sociale che si pongono quasi tutti coloro che li combattono e ciò prova ancora meglio come le organizzazioni iniziatiche non diano presa agli attacchi esterni che nella misura stessa della loro degenerescenza”. “D'altra parte, l'ammissione di elementi non qualificati, sia per l'ignoranza pura e semplice delle regole che dovrebbero eliminarli, o per l'impossibilità di applicarle sicuramente, è di fatto uno dei fattori che maggiormente contribuiscono ad una tale degenerescenza; e può anche, se si generalizza, condurre infine alla rovina completa di una tale organizzazione”. La ragione più importante della decadenza della Massoneria consiste per Guénon nel passaggio dalla fase operativa alla cosiddetta speculativa. È bene precisare qui che operativo e corporativo non sono propriamente la stessa cosa o, meglio, non si pongono sul medesimo piano, sì che spesso la storiografia massonica, quando parla dell'antica Massoneria operativa, ama contrapporre “le 'speculazioni' del pensiero alle 'occupazioni' del mestiere”. Il riallacciamento ad un mestiere non era tanto legato a preoccupazioni di ordine profano, quanto alla funzione di fornire la base concreta al reale travaglio iniziatico: in altri termini, la vera operatività (e viene qui da pensare alla Grande Opera della trasmutazione alchemica) concerneva il campo dello spirito, pur avendo come base necessaria (s'intende, per chi avesse la vocazione e la qualifica per quella particolare via iniziatica) il mestiere.

Tuttavia, con la decadenza del mestiere si è perso di vista anche il vero lato operativo interiore e con esso ogni conoscenza effettiva, rimanendo solo residui di conoscenza teorica, speculativa. Ciò nonostante, Guénon è convinto che: “la trasmissione iniziatica sussiste sempre, poiché la catena tradizionale non è stata interrotta; ma, invece della possibilità di una iniziazione effettiva, ogni qual volta un difetto individuale non interviene a farvi ostacolo, non si ha più che una iniziazione virtuale, condannata a restare tale per la stessa forza delle cose, poiché la limitazione speculativa significa proprio che questo stadio non può più essere oltrepassato, tutto ciò che va oltre essendo dell'ordine operativo per definizione stessa. Naturalmente, non ne consegue che i riti non abbiano più effetto in un caso simile, poiché sono sempre il veicolo dell'influenza spirituale, anche se coloro che li adempiono non ne hanno più coscienza; ma questo effetto è per così dire differito quanto al suo sviluppo in atto, e non è che come un germe cui manchino le condizioni necessarie al suo sviluppo, queste condizioni risiedendo nel lavoro operativo per cui soltanto l'iniziazione può essere resa effettiva”. Guénon insiste nel dire (ed è questo il principale punto d'attrito con Evola) che, nonostante tutto, “una tale degenerescenza di una organizzazione iniziatica non cambia pertanto nulla alla sua natura essenziale, e che anche la continuità della trasmissione è sufficiente perché, presentandosi circostanze più favorevoli, una restaurazione sia sempre possibile, questa restaurazione dovendo allora necessariamente essere concepita come un ritorno allo stato operativo”. Dunque, considerata la situazione attuale, anche coloro che potrebbero essere qualificati per ricevere l'iniziazione nell'ambito della Massoneria (che Guénon continua a ritenere, nonostante tutto, “filiazione diretta” dell'antica), non possono sperarvi d'ottenere che una “iniziazione virtuale”. Peraltro la costituzione di un'élite cosciente delle proprie possibilità iniziatiche potrebbe permettere la rinascita delle organizzazioni attualmente degenerate. Fin tanto che una trasmissione iniziatica permane (e tale per Guénon sarebbe sempre il caso della Massoneria moderna) ogni speranza è permessa, dal momento che essa poggia sui riti come mezzi d'azione d'una influenza spirituale, il rito avendo efficacia indipendentemente dalla qualificazione dell'individuo che lo compie ed anche senza ch'egli ne abbia persino coscienza.

Sono note le obiezioni di Evola al riguardo, dal momento che egli ha contestato recisamente la possibilità di ottenere reali iniziazioni da parte di organizzazioni degradate, la stessa continuità delle cosiddette influenze spirituali essendo puramente “illusoria quando non esistano piú rappresentanti degni e consapevoli in una data catena e la trasmissione sia quasi divenuta meccanica”. Per Evola vale inoltre il criterio, che non potrebbe non essere condiviso dalle persone di buon senso, secondo cui ogni cosa “si giudica dai frutti”. E sui “frutti” generati dalla Massoneria moderna, lasciamo il parere definitivo ai nostri lettori...

Non possiamo escludere in linea di principio che chi sia “dotato di scienza” possa un giorno padroneggiare l'antica “arte”. Poiché un'antica massima operativa sostiene, per l'appunto: Ars sine scientia nihil. Questa scientia o “sapienza” a quanti framassoni moderni è nota?
 
Di Odal (del 10/06/2013 @ 20:40:15, in MASSONERIA, linkato 756 volte)
"I principali responsabili di questa deviazione, a quanto pare, sono i pastori protestanti Anderson e Desaguliers, che redassero le Costituzioni della Gran Loggia d'Inghilterra, pubblicate nel 1723, e fecero sparire tutti i documenti antichi sui quali poterono mettere le mani, perché non ci si accorgesse delle innovazioni che introducevano (...). Tuttavia, essi lasciarono sussistere il simbolismo, senza sospettare che esso, per chiunque lo comprendesse, testimoniava contro di loro altrettanto eloquentemente quanto i testi scritti, che essi non erano d'altronde riusciti a distruggere tutti. Ecco, riassunto molto in breve, ciò che dovrebbero sapere tutti coloro che vogliono combattere efficacemente le tendenze della Massoneria attuale". René Guénon (1886 - 1951)
 
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