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pagina aggiornata il: 20 Luglio 2004
"Il concetto viaggia su un filo sottile e tende ad affermare la bontà di un semplice
presupposto: la Massoneria è universale, perché presente su tutta la Terra,
riguardando una moltitudine di uomini di razze diverse, in tutti i tempi della storia. No
all'universalità della Massoneria, quando essa è intesa come superamento di
ogni particolarismo o diversità, in quanto è aberrante e improponibile il solo
pensiero di una Istituzione che, utopisticamente, tenti di annullare anche una singola
esperienza tradizionale di un popolo. Crediamo nella libertà di espressione, nel valore
incontestabile delle diverse tradizioni, nella salvaguardia delle antiche conoscenze, da apportare
incontaminate, come contributo e dote, nel consesso dell'Umanità Massonica. Ogni popolo,
con la propria tradizione (e, qui, non ci riferiamo alla Tradizione, con la "T" maiuiscola,
che è unica), partecipa alla Massoneria Universale, pariteticamente, affermando gli stessi
valori spirituali, pur mantenendo il diritto di esprimerli ritualmente e simbolicamente secondo gli usi
della propria cultura. Citiamo N. Pennick: "Le credenze e usanze locali sono forme appropriate
al contesto in cui sono nate, di cui esprimono l'essenza. Poiché sono il risultato dell'interzione
con l'ambiente circostante, sia visibile che non, esse permettono a coloro che le usano di vivere più
facilmente". E ancora, da Jules Boucher: "La Massoneria deve adattarsi ai differenti Paesi e,
in ogni Paese, corrisponde alle differenti aspirazioni dei Massoni. È il simbolismo massonico, beninteso,
che solo deve formare il cemento fra tutte le Pietre ed è per suo mezzo che la vera Fratellanza può
e deve stabilirsi".
N.C., per gli Atti dell'O.I.C.L. (febbraio 1994)
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