RICEVERE - CUSTODIRE - VIVERE - TRASMETTERE
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La Tradizione non appartiene a una persona, a una organizzazione, a una carica o a una generazione. Le persone passano, le strutture cambiano, le generazioni si succedono, mentre l’Idea rimane, perché rappresenta l’insieme dei valori, delle finalità e degli orientamenti che conferiscono significato al Cammino. Così la Tradizione “attraversa” gli uomini, senza fermarsi in nessuno di essi, ciascuno essendone soltanto il depositario.
Custodire la Conoscenza, favorire l’evoluzione dell’Anima, ricercare la Serenità (quale stile di vita), trasmettere ciò che è stato ricevuto, contribuire alla crescita dell’essere umano: queste sono alcune delle forme attraverso cui l’Idea si manifesta. Pertanto, il Servizio non dev’essere interpretato come subordinazione, poiché nasce da una libera adesione. Nessuno può essere costretto a servire un’Idea. Ogni autentico Servizio deriva da una scelta consapevole.
L’interesse personale domanda: “Che cosa posso ottenere?”.
Il Servizio dell’Idea domanda: “Che cosa posso offrire?”.
Quando l’iniziato compie questo passaggio, la sua prospettiva si trasforma. Le responsabilità cessano di apparire come pesi e diventano occasioni di partecipazione. Le difficoltà non vengono più percepite soltanto come ostacoli, ma quali opportunità di crescita e di maturazione. Egli comprende allora che la Conoscenza ricevuta richiede una restituzione. Ricevere, apprendere e capire non basta: occorre agire, contribuire e testimoniare. Il Servizio dell’Idea diviene così una disciplina dell’Essere, attraverso la quale l’uomo impara a ridimensionare il proprio ego senza annullare la propria individualità, perché la realizzazione personale e il bene comune non sono necessariamente in conflitto.
Anche l’avanzamento all’interno dell’Ordine deve essere inteso in questo senso.
Salire di grado non significa crescere d’importanza, ma ricevere qualcosa in più e, proprio per questo, assumere maggiori responsabilità. Quanto viene affidato deve essere custodito, vissuto, arricchito attraverso l’esperienza e, infine, trasmesso a chi verrà dopo.
L’Ordine Iniziatico dei Cavalieri della Luce ha sintetizzato questo principio nel suo motto: Tradere ante omnia (trasmettere prima di ogni altra cosa).
Trasmettere non significa imporre una verità, ma offrire un’esperienza, condividere una riflessione, indicare una possibilità. E la trasmissione avviene soprattutto attraverso l’esempio: nel modo di affrontare la Vita, esercitare la tolleranza, coltivare la Serenità e vivere concretamente la Fratellanza.
Ogni grado diviene così un anello della catena: riceve da chi lo precede, custodisce nel proprio tempo e consegna a chi seguirà.
Non è importante lasciare il proprio nome nella memoria del mondo, ma fare in modo che ciò che abbiamo ricevuto e riteniamo degno di sopravvivere possa continuare dopo di noi.
Per questo avanzare nell’Ordine significa soprattutto essere disponibili a servire di più. Più responsabilità comportano maggiore impegno e, inevitabilmente, maggiori sacrifici.
Il grembiule, il collare e le insegne hanno valore soltanto quando rendono visibile una responsabilità interiore. Diversamente, tutto si riduce a una misera commedia, nella quale all’impegno si sostituisce il piacere estetico di indossare un grembiule più colorato e accessoriato.
Non è il grembiule a rendere più grande l’uomo.
È l’uomo che deve rendersi degno del grembiule che gli è stato affidato.
