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IL TELEFONO

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Nel corso di un’Agape dell’Ordine o di un incontro tra Cavalieri, non lasciare mai il telefono sul tavolo e non consultarlo. Nel momento stesso in cui lo appoggi davanti a te o distogli lo sguardo per controllarlo, qualcosa nella conversazione è già terminato.

L’attenzione è presenza, considerazione, apprezzamento, rispetto. Il telefono posto tra te e gli altri comunica, anche senza volerlo, che esistono cose più importanti delle persone che hai davanti.

Probabilmente nessuno ti dirà nulla. Forse nessuno ti correggerà. Ma sarai osservato e valutato per ciò che il tuo comportamento rivela, perché nel momento stesso in cui la tua attenzione si divide, anche il tuo “peso” diminuisce con essa.

Alcuni ritengono che controllare messaggi e notifiche sia soltanto un’abitudine del nostro tempo. Per noi è qualcosa di diverso: chi non sa ignorare il proprio telefono quando la circostanza lo richiede dimostra di non saper governare pienamente la concentrazione. E chi non sa gestire la propria attenzione difficilmente governa sé stesso.

Spesso bastano i primi cinque minuti per comprendere se appartieni davvero a quella stanza, a quel gruppo, a quel modo di essere. Non per ciò che dici, non per come sei vestito, non per l’immagine che cerchi di offrire, ma per come ti comporti quando credi che nessuno ti stia valutando.

Esistono filtri che non sono dichiarati e che non hanno bisogno di essere pronunciati: certe porte non vengono chiuse davanti a te.

Si chiudono in silenzio, alle tue spalle.


E tu non sentirai mai lo scatto.

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